«Time Does Not Exist», il tempo non esiste, è il titolo scelto da Wayne McGregor per la ventesima Biennale Danza di Venezia ed è anche il manifesto di WINNDance, la nuova compagnia internazionale, il cui nome è l’acronimo di «When If Not Now» (quando, se non ora), che riunisce esclusivamente interpreti con più di quarant’anni, protagonisti di lunghe carriere sui maggiori palcoscenici mondiali. Tra loro c’è anche la bresciana (di Coccaglio) Mara Galeazzi, prima ballerina del Royal Ballet di Londra dal 2003 al 2013, chiamata ora a mettere esperienza, maturità scenica e memoria del corpo al centro di un progetto che prova a superare uno dei confini più radicati nel mondo della danza: quello dell’età.
La compagnia farà il suo debutto proprio alla Biennale con la prima mondiale di «Scirocco», spettacolo articolato nei due capitoli «Death in Venice» e «Bridge of Sighs». L’appuntamento è per il 31 luglio e il 1° agosto, alle 21, al Teatro Malibran di Venezia (i biglietti, disponibili su Vivaticket, partono da 15 euro). Al termine della rappresentazione del 31 luglio è previsto anche un incontro con gli artisti.
Mara, come nasce WINNDance?
La compagnia nasce a Stoccarda. Marijn Rademaker e Slava Tutukin, i direttori, hanno cercato danzatori provenienti da tutto il mondo che avessero alle spalle carriere importanti e fossero diventati primi ballerini o étoile. Siamo tutti oltre i quarant’anni ed è proprio questo l’aspetto più bello del progetto. Nella danza si dice spesso che si finisca presto, che sia una carriera breve e che, a una certa età, non ci sia più nulla da fare.
Ed è vero?
Io non ci credo fino in fondo. Certo, nel balletto classico non si può andare avanti per tutta la vita, ma dopo i quarant’anni possiamo offrire qualcosa in più dal punto di vista artistico.

Come è lavorare insieme?
Ci siamo ritrovati in uno studio ad Amburgo per creare le coreografie ed è stato molto emozionante. Conoscersi per fama e poi incontrarsi finalmente di persona è qualcosa di speciale.
Anche i costumi hanno una storia particolare…
Sono una collaborazione con Boss, molto interessante. Siamo andati a Stoccarda per le prove e abbiamo visitato la loro sede, che è enorme. I costumi sono molto belli e moderni.
Che cosa vedremo in «Scirocco»?
Lo spettacolo è diviso in due capitoli, «Death in Venice» e «Bridge of Sighs». Non racconta in modo letterale la storia di «Morte a Venezia»: è stata costruita una drammaturgia che entra nel personaggio e lavora soprattutto su ciò che prova. Ci sono l’ossessione, il conflitto, l’identità, l’espressione e la fisicità. È la dimensione interiore del personaggio a diventare un linguaggio concreto attraverso il movimento. È un lavoro molto contemporaneo. Non danziamo sulle punte, perché dopo i quarant’anni non dobbiamo mostrare soltanto la tecnica che abbiamo già dimostrato durante la nostra carriera, ma soprattutto l’emozione e la fisicità che possiamo esprimere alla nostra età.
Una compagnia formata esclusivamente da interpreti over 40 è una novità nel mondo della danza?
Tanti anni fa il Nederlands Dans Theater aveva, accanto alla compagnia dei giovani e a quella dei professionisti più esperti, anche una formazione dedicata ai danzatori oltre una certa età. In seguito, però, è stata sciolta. Oggi ci sono molti ballerini che continuano a danzare dopo i quarant’anni, ne conosco tantissimi, ma una compagnia composta esclusivamente da interpreti di questa età, sì, è una novità.



