Luxorg: col mio libro «Cespo» racconto che i nodi ci rendono vivi

Al Salone internazionale del Libro di Torino, nello stand di Murmù Publishing, anche la bresciana Lucilla Ghedi, che ha esordito con una pubblicazione fatta di disegni e testi
Francesca Sandrini

Francesca Sandrini

Vicecaposervizio

Luxorg al Salone del Libro di Torino
Luxorg al Salone del Libro di Torino

Margherita ha il nome di un fiore e come i fiori è in continua trasformazione. Ha l’aspetto di una bambina ma se la leggi ti chiedi quanti anni abbia perché ha pensieri da adolescente, da ragazza, da donna. Margherita non ha età. Se ha sembianze infantili è perché è vista attraverso occhi di bambina, i suoi che sono anche quelli della sua autrice: Luxorg.

All’anagrafe Lucilla Ghedi, bresciana, laureanda in Medicina dopo aver studiato al Liceo classico Arnaldo, Luxorg ha pubblicato in marzo il suo primo libro di disegni e testi: s’intitola «Cespo» come i capelli pieni di nodi che aveva da piccola e ora sono sulle pagine a interpellare il lettore e soprattutto a dirgli che è lecito essere imperfetti, anzi che l’imperfezione è vita.

Il libro ha già cominciato a viaggiare: dopo diverse presentazioni, nei giorni scorsi era al Salone internazionale del Libro di Torino, allo stand di Murmù Publishing di cui «Cespo» è il primo titolo. Qui abbiamo incontrato Luxorg.

Da dove nasce questo esordio?

«Ho sempre amato disegnare; anzi nel disegno mi sono sempre sentita particolarmente a mio agio. Così, quando avevo dieci anni, mio padre mi ha portato nello studio del maestro Luciano Pea. E nel suo mondo ho scoperto il mio. Volevo imparare a fare i ritratti dei miei cantanti preferiti e ho finito per ritrarre me stessa. Da quel momento il disegno è diventato il mio specchio. All’inizio era un’attività intima, tra me e me; poi, nel 2017, ho cominciato a postare qualcosa sui social, sperando che altri potessero rispecchiarsi nei miei disegni. I testi li hanno sempre accompagnati ma li ho condivisi in un secondo tempo».

E poi che cosa è successo?

«L’estate scorsa sono stata contattata da Diego Gabriele, l’editore, che aveva visto i disegni su Instagram e mi ha proposto di trasformarli in un fumetto. Ero entusiasta ma anche spaventata perché in realtà non avevo in mente un fumetto, non volevo farlo: il fumetto si basa sulla gabbia grafica e io proprio dalle gabbie volevo liberarmi. Ne abbiamo parlato e abbiamo concordato il percorso che ha portato a “Cespo”».

Ma chi è Margherita? È un personaggio davvero difficile da classificare: una bambina che affronta temi esistenziali in grado di coinvolgere tutte le generazioni. Buffa, acuta, commovente.

«Margherita è una persona che sta facendo un percorso guardandosi con gli occhi che aveva da bambina».

C’è qualcosa di autobiografico?

«Sì. Per la precisione, il filo conduttore dei miei disegni e dei miei testi sono le piante, nel senso che a un certo punto della mia vita mi sono resa conto di non apprezzare in me stessa quella trasformazione che invece apprezzavo in loro: le amavo anche quando stavano male, a un passo dal marcire. Ho capito che, come diceva la filosofia ermetica medievale di cui sono appassionata, tutto rinascerà. Quindi tutto merita cura».

Come hai vissuto questo uscire allo scoperto?

«Avevo paura. Anche solo il titolo, “Cespo”, proveniente dalla mia infanzia, era la consegna di una parte nascosta di me a persone che non mi conoscono. Ma l’accoglienza è stata molto bella e rassicurante, con i lettori si è presto instaurata una connessione. Le persone leggono e poi mi raccontano di loro. È davvero un dare e ricevere, quel rispecchiarsi che speravo si realizzasse mettendo i miei disegni online».

L’impressione è che Margherita si sia data alcune importanti risposte attraverso i capitoli che esplorano temi come grande e piccolo, buio e luce, specchi, fame, leggerezza, casa, passaggio, libertà e finalmente approdano «nel giardino». Che seguito avrà la sua storia?

«Margherita continua a cercarsi perché non ci si ritrova mai completamente in nessuno specchio, gli occhi di quando si era bambini non torneranno mai gli stessi. E avere nodi significa essere vivi».

E tu come ti immagini in futuro, medico o autrice?

«Continuerò a far convivere entrambe le dimensioni. Intanto, a fine mese, sarò con «Cespo» e Murmù all’Etnacomics di Catania. E a luglio mi laureo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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