Forse Giasone e gli Argonauti, che secondo una tradizione risalente del mito, giunsero all’Adriatico solcando il fiume Istro (l’odierno Danubio), non avrebbero mai immaginato quale crogiolo di culture, nazionalismi, idiomi e istanze un giorno sarebbe divenuto quel lembo d’Europa cui approdarono. Un «territorio plurale», segnato da una complessità che affascina lo storico, ma al contempo lo sfida nella prospettiva di una sintesi di millenni di mutamenti. Ardua, eppure preziosa, se - come nel caso dell’Alto Adriatico, sospeso fra identità e pressioni molteplici - quel territorio costituisce un «laboratorio della contemporaneità», per dirla con Raoul Pupo, già ordinario di Storia contemporanea all’Università di Trieste, autore per Laterza della «Storia della Frontiera adriatica», volume presentato ieri in anteprima a Librixia e a suo modo senza precedenti, visto l’ambizioso progetto che abbraccia i millenni compresi tra il Paleolitico e il ’900.
Frontiera, non confine
Proprio dal concetto di «frontiera adriatica» ha mosso la serie di sollecitazioni rivolte all’autore da Giovanni Spinelli, presidente della Fondazione Micheletti. Una formula che lo stesso Pupo ha portato a essere accolta dagli storici per l’area che va dal golfo di Trieste al Quarnero. Non già un «confine orientale», come da una prospettiva tutta italiana e dunque parziale è stato a lungo considerato dalla storiografia, non già una mera linea di demarcazione, quanto piuttosto una frontiera, appunto, «un’area di sovrapposizione tra le periferie di mondi che hanno i loro centri altrove». Quattro quelli che con altrettanti simboli sintetizza la copertina stessa del volume: l’Italia (il busto di Dante), la componente germanica (l’aquila), il panslavismo (l’orso) e l’Oltremare, la sponda meridionale del Mediterraneo e il Levante con cui le acque stesse dell’Adriatico connettevano l’area attraverso commerci e scambi.
Nazionalismi competitivi
Quattro culture, quattro idiomi per innumerevoli intrecci, destinati a tradursi dopo secoli che Pupo ripercorre puntalmente nel libro (con la romanizzazione a contrapporre la città, luogo del potere, alla campagna, l’ager che ne è, per i latini, mera estensione), nelle tensioni di «nazionalismi competitivi». Quelli che, tramontata la contrapposizione egemonica tra Venezia e Austria, videro nell’Ottocento fermentare istanze divergenti. Speculari a quelle di altre «frontiere» europee. Anzi, ad esse idealmente legate secondo una «faglia sismisca» della storia che «parte dal Mar Nero, attraversa l’Europa orientale e arriva all’Adriatico», e lungo la quale nel ’900 si susseguono crolli di imperi, conflitti balcanici e, da ultimo, la stessa guerra ucraina.
Persino nella loro matrice ideologica i nazionalismi che si scontrarono in questo piccolo universo erano divergenti. Di stampo territoriale ed etnicistico il nazionalismo slavo, di matrice volontaristica quello italiano: «Come faccio a capire chi è italiano e chi slavo?» provoca Pupo. «Semplice, glielo chiedo». Ecco che figure dai cognomi slavi sono campioni dell’italianità – da Stuparich a Slataper sino a Oberdan(k) - e altri italianissimi all’apparenza guidano i movimenti croati (come Juraj Bianchini). «Tu sei quello che vuoi essere» sintetizza l’autore, «un’accezione volontaristica che andrebbe spiegata a chi oggi vorrebbe introdurre l’esame del Dna per attribuire la patente di italianità» chiosa Spinelli.

E così il ’900, specie dopo la Prima guerra mondiale, diviene il tempo dell’«assimilazione forzata» delle minoranze slave da parte dell’Italia fascista («una digestione» per Pupo), acuendo spesso il sentimento anti-italiano. Sino a sfociare, sotto Tito, nella reazione opposta, la cancellazione di fatto di una delle quattro culture concorrenti, quella italiana, salvo poi approdare ben dopo la chiusura della questione di Trieste (1954) alla cooperazione transfrontaliera. Una stratificazione e una complessità che, pensando alla didattica, Pupo e Laterza hanno voluto rappresentare anche attraverso mappe (geografiche e concettuali), documenti, articoli, canzoni tradizionali, fotografie e non solo su un sito web ad hoc, accessibile tramite il qr code proposto sul libro.




