La scuola media brutalista di Lumezzane, che non è affatto brutta

Oggi la si percepisce come dura e poco accogliente, ma nel 1983 ricevette una menzione in una rassegna d’architettura: ecco perché era innovativa e modernissima
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

L'esterno della scuola media Dante Alighieri di Lumezzane, foto Torricelli Associati
L'esterno della scuola media Dante Alighieri di Lumezzane, foto Torricelli Associati

A Lumezzane c’è una scuola media che qualcuno ritiene dura e spigolosa, un po’ spoglia e non esattamente accogliente. Eppure nel 1983 ricevette una menzione in una rassegna d’architettura e, guardandola bene, è un bellissimo esempio di stile brutalista. È la Dante Alighieri di Lumezzane Pieve, frequentata dagli anni Ottanta dai ragazzi e dalle ragazze di Piatucco, Pieve, Gombaiolo, Fontana, Valle e Gazzolo.

Oggi viene percepita come un complesso duro, dicevamo, e la ragione sta nel cemento armato così visibile, che è una delle caratteristiche principali dell’architettura dell’epoca. Nel 1983, l’edificio venne selezionato nell’ambito della «Rassegna critica delle opere di architettura in Lombardia» promossa da IN/Arch. Il motivo, oltre allo stile esteriore, è che quella struttura si inseriva nel discorso sulla scuola come infrastruttura urbana e non solo come edificio.

Com’è fatta

La prima cosa che colpisce è che questa scuola non ha una forma unica e riconoscibile da lontano. Non è un blocco compatto, ma una sequenza di volumi che seguono la pendenza del terreno. La scuola si appoggia al dislivello (tipicamente lumezzanese) e si distende lungo i terrazzamenti, come se fosse stata  stesa sul paesaggio. L’area è ampia, circa 70.000 metri quadrati, e all’ingresso principale ci si arriva attraverso la rete di accessi che giungono dalla direzione delle frazioni.

Dopodiché, la scuola non si legge per facciate, ma per sezioni. I volumi sono disposti a gradoni, come terrazze che scendono lungo il versante. Ogni livello ospita funzioni diverse: aule, spazi comuni, laboratori, servizi. Questa organizzazione spezza la gerarchia classica tra interno ed esterno. Gli edifici si aprono sui percorsi e sui terrazzamenti, che diventano a loro volta spazi di uso quotidiano. Non c’è una separazione netta tra dentro e fuori, e così l’impianto era pensato per funzionare per connessioni.

L'auditorium e l’anfiteatro

L'auditorium, foto Torricelli Associati
L'auditorium, foto Torricelli Associati

Al centro del complesso c’è uno spazio coperto che funziona come una piazza al coperto: un grande auditorium con ampi gradoni, che scendono verso il basso seguendo – come detto – la conformazione del terreno sottostante. È illuminato dall’alto e progettato come un luogo di incontro attorno a cui si dispongono i vari nuclei della scuola, che lì si affacciano. Tutto converge lì: aule, servizi, collegamenti verticali e orizzontali. Questa scelta è uno degli elementi che rendono l’edificio complesso nel senso tecnico del termine. Oltre alle aule, ci sono i laboratori e la biblioteca, ma anche la palestra che ospita attività sportive scolastiche ed extrascolastiche, e infine un anfiteatro esterno. Anche qui, a gradoni. Quei gradoni sui cui ancora oggi si svolgono numerosi appuntamenti dell’Estival, il festival estivo organizzato dal Comune di Lumezzane.

L'anfiteatro esterno, con l'ingresso alla palestra - Foto Torricelli Associati
L'anfiteatro esterno, con l'ingresso alla palestra - Foto Torricelli Associati

Il calcestruzzo a vista è dunque l’elemento che oggi colpisce di più, spesso in modo negativo. Ma nella logica del progetto non è un rivestimento estetico, quanto la struttura stessa che si mostra. Senza fronzoli e con tanto carattere.

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