La prima volta di Blanco in studio di registrazione

Il produttore bresciano Michele Coratella ricorda quel pomeriggio a Castenedolo: «Arrivò con la madre, al microfono si trasformò»
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Riccardo Fabbriconi, oggi Blanco, ma in passato anche Fyrex
Riccardo Fabbriconi, oggi Blanco, ma in passato anche Fyrex

«Riccardo, mi raccomando, le parole...». Novembre 2017, pomeriggio, Castenedolo, Mikor Studio. Il padrone di casa Michele Coratella - musicista, fonico e produttore bresciano - ha appena aperto la porta a un ragazzo ancora quattordicenne, accompagnato dalla madre, Paola Lazzari. Lui è Riccardo Fabbriconi. Oggi Blanco, star tra pop e rapcore a caccia della consacrazione definitiva al Festival di Sanremo, edizione numero 72 (1-5 febbraio), in coppia con Mahmood, con cui porta in gara il brano «Brividi». Ma quel giorno del 2017 è solo Riccardo, in arte Fyrex. E porta con sé tre basi strumentali. Si presenta a Michele. Mamma Paola s’è fatta consigliare il Mikor da Daniele Salodini, un amico in comune. Il ragazzo è educato, tranquillissimo, posato, anche dolce. Per Coratella sembra un giorno di lavoro come tanti. Si siede al mixer.

La signora Lazzari si accomoda sul divano alle spalle del banco. Fyrex entra nella stanza in cui si registra la voce. Davanti a lui, ci sono il microfono e il vetro attraverso il quale può scorgere la sala di regia. Esplode, detona. Nonostante, per lui, sia la prima esperienza in assoluto in uno studio di registrazione. I testi sono potenti, il linguaggio è a tratti crudo. «Riccardo, mi raccomando, le parole...», il monito materno.

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