Castillo: «Dal dolore può nascere qualcosa di potente e buono»

Lo scrittore di Malaga ha ambientato nel paesaggio lavico delle Canarie il suo ultimo thriller, «Il sussurro del fuoco»
Gianluca Gallinari

Gianluca Gallinari

Caporedattore

Javier Castillo, 38enne scrittore di Malaga - Asis G. Ayerbe
Javier Castillo, 38enne scrittore di Malaga - Asis G. Ayerbe

I suoi thriller – da «La ragazza di neve» a «Il cuculo di cristallo» – hanno venduto più di 3 milioni di copie solo in Spagna, ma circolano in 30 lingue e 90 Paesi (in Italia l’editore Salani indica in 150mila le copie vendute). Già il suo esordio («I giorni della follia») nel 2014 era stato un caso editoriale: 40mila copie vendute autopubblicando su Amazon un romanzo scritto in treno. Dai suoi successi sono scaturite apprezzate serie Netflix, alla cui sceneggiatura ha collaborato. Eppure, Javier Castillo, 38enne di Malaga, non è affatto stanco di innovare. Tanto che con l’ultimo romanzo, «Il sussurro del fuoco», in libreria dal 7 luglio scorso in Italia, propone, dopo tanti States, la prima storia di ambientazione spagnola.

Mario e Laura, gemelli, si trovano alle Canarie per il viaggio che dovrebbe sancire la rinascita del primo dopo un cancro. Ma Laura scompare. Da lì muove una vicenda che coinvolge un’agguerrita detective alle prese con un dramma privato, fra i paesaggi lavici canarioti e le stelle che dominano l’Osservatorio astronomico del Teide. Mistero e tensione assicurati, adatti a questa estate rovente. Abbiamo parlato con l’autore.

Castillo, per la prima volta, la storia si svolge in Spagna. Com’è nato questo romanzo?

Volevo parlare di quel fuoco interiore che tutti abbiamo ma che talvolta rischiamo di lasciar spegnere. Sono andato alle Canarie con la mia famiglia e all’improvviso abbiamo assistito una coppia di turisti, uno dei quali si era sentito male. E in quel momento ho iniziato a pensare che da questo episodio potessi trarre spunto. E le Canarie erano il luogo ideale, così vulcaniche, in cui le persone stesse hanno quella natura strabiliante, quel fuoco interiore di cui volevo parlare.

Tra i protagonisti ci sono figure femminili molto forti. È sfidante, da uomo, dare profondità psicologica alle figure femminili?

Sono fortunato perché attorno a me ci sono donne straordinarie. Mia moglie è un esempio incredibile di forza femminile e complessità psicologica. Mia nonna, mia madre, tutte donne meravigliose, da cui imparo, ascoltandole, cogliendone l’empatia. E ho un gruppo – mia moglie, le sue amiche, ecc. – cui faccio leggere i romanzi, in cerca di sfumature e difetti.

Il dolore appare come un filo rosso che lega tutti i personaggi: ognuno ha il suo.

Sono da sempre legato all’idea che ciò che più ci unisce è il dolore. Tocca tutti, senza distinzioni. Ma, come accade ai miei personaggi, può tramutarsi in un motore. E qui sta il messaggio più forte: il dolore può essere usato per creare qualcosa di potente e buono.

Il lettore si imbatte subito in una piccola famiglia di Malaga che pare la sua – padre, madre e tre bimbi (Castillo ride, a conferma, ndr) – che fa una terribile scoperta... In generale, la famiglia è al centro del romanzo. Che ruolo ha nella sua vita di scrittore?

Beh, mi considero un padre di famiglia prima che uno scrittore. La trilogia più importante che ho scritto sono i miei tre figli. Per me sono il centro di tutto. Anche ciò che scrivo è un messaggio rivolto a loro. Potrei vivere in grandi città europee. Ma resto a Malaga, dove sono cresciuto e dove c’è la mia famiglia, il mio pilastro.

Sostiene che non importa cosa accade nel romanzo, quanto ciò che il lettore sente quando lo legge. Cosa dicono i lettori spagnoli de «Il sussurro del fuoco»?

Penso sia il mio romanzo più importante, il più trascendentale. Ho colto un cambiamento netto nelle persone alle presentazioni. C’è stato chi ha attraversato momenti tragici e con la lettura del libro non ha avuto la vita mutata, ma ha compreso di doverne prendere in mano le redini. Il romanzo ha un messaggio importante: quando un falò appare davanti a voi (come a Mario, in una sorta di prova iniziatica, ndr), saltatelo, perché un istante avete qualcosa e il successivo lo perdete. Da questo punto di vista il romanzo credo apra gli occhi.

Che spazio pensa possa avere oggi l’autopubblicazione?

Penso sia una finestra perfetta per cercare un lettore speciale, per esplorare idee senza rischiare nulla. Il problema ora è che c’è una saturazione di libri auto-pubblicati ma non auto-scritti: c’è un’incredibile ondata di libri composti con l’intelligenza artificiale. Ci sono autori da 2/3 libri al giorno: impossibile. In generale, l’autopubblicazione può essere perfetta per il primo passo, magari redditizio. Ma temo anche che oggi tale opportunità sia molto diluita da questo fenomeno.

Lei è influenzato dall’idea che un romanzo possa tradursi in serie tv?

No. Lavoro per creare il miglior libro possibile, così che i miei lettori si innamorino della storia. E poi incrocio le dita se si prospetta un potenziale adattamento: serie e libro spesso devono essere differenti, con aggiunte o limature.

Ha molti follower sui social e sua moglie, Veronica Diaz, è una nota influencer di moda. Che ruolo hanno i social nella sua vita pubblica di autore?

Mi consentono di essere sempre in contatto con i miei lettori. Ogni giorno apro i messaggi e chi ha letto i miei romanzi mi fa sapere cosa ha provato. Un tempo era impensabile. Mi aiuta a migliorare sapere chi sono i tuoi lettori, perché ti leggono e cosa conta per loro.

Sta già lavorando a un nuovo romanzo?

Sì, un thriller completamente diverso dai precedenti, molto potente, con un mistero davvero unico. Non ha ancora un titolo. Sarà ambientato in un luogo non identificabile.

Aspettative per i lettori italiani?

Sono convinto che apprezzeranno molto «Il sussurro del fuoco». Credo che con quelli spagnoli, i lettori italiani siano quelli che più si adattano alle mie storie, per l’emotività mediterranea che condividiamo. E poi sanno bene cos’è un vulcano. L’Etna in eruzione negli ultimi giorni del resto fa parte della campagna di lancio del libro…

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