Se il dolore è inevitabile, la sofferenza non lo è. Perché, benché li sovrapponiamo, sono due concetti diversi, che a loro volta c’entrano con il karma. Ma non quel karma di cui l’Occidente e la cultura pop si sono appropriati. Il 24 ottobre al Teatro Clerici – in «Questione di karma» (Dream Up Production, pochissimi posti disponibili) – si parlerà di questo con Gianluca Gotto, scrittore e divulgatore esperto di discipline orientali che partendo dall’ultimo romanzo («Ci basterà mangiare il vento», Mondadori) interrogherà e si interrogherà sul senso del karma, del dolore, delle conseguenze delle azioni e della sofferenza.
Che cosa è successo nell’ultimo anno nella tua vita?
La cosa più importante è stata scrivere un libro in cui mettevo in discussione il buddismo, «Ci basterà mangiare il vento». L’ho fatto anche per una questione di responsabilità nei confronti dei miei lettori e delle mie lettrici. Non esistono soluzioni assolute e anche quelle positive, se portate all’estremo, possono far soffrire. È stato un libro inaspettato per chi mi segue, ma è stato accolto bene. Viviamo in un’epoca di assolutismi, in cui tutto viene ridotto al bianco e al nero, ma la ricerca della complessità è stata apprezzata. Anche per me è importante: quando porto qualcosa nei talk, il primo a crederci devo essere io. E per quanto riguarda me come persona, la vita prosegue nel migliore dei modi.

In questo spettacolo parli di dolore, sofferenza, perdono. In che termini?
Come l’anno scorso con lo spettacolo sull’ayurveda, parto dal romanzo per affrontare temi che non vengono approfonditi al suo interno. Il romanzo ha una sua curva narrativa, una storia, personaggi che fanno cose e sentimenti su cui si concentra l’attenzione. Nel talk, invece, posso soffermarmi su altri aspetti. Il tema di quest’anno è il karma. Noi occidentali crediamo di sapere che cosa sia, ma in realtà ne sappiamo pochissimo. La nostra concezione non è soltanto errata, ma anche nociva, perché tendiamo a ricondurlo a Dio. Non che Dio sia nocivo, ma è nocivo associare il karma a questa idea. Si rischia di vivere un’esistenza in attesa, aspettando che il karma faccia il suo corso. Io lo smonto: il karma è un concetto più semplice e pratico, ma anche più profondo.
La parola «karma» oltre che in maniera errata viene spesso usata a sproposito e in maniera semplicistica... Qual è invece il suo senso più puro?
In una frase: l’azione che conduce alle conseguenze del nostro presente. Tutto ciò che abbiamo fatto, pensato e detto, perché l’azione è anche mentale e verbale, si è accumulato e ci ha portato a essere ciò che siamo oggi. La risposta karmica alla domanda «Chi sono?» è: «Io sono la conseguenza». Sono il risultato della reazione che ho avuto a ciò che mi è accaduto, non sono ciò che mi è accaduto. Il karma è una memoria: quando un’azione si conclude, viene ricordata negli strati del nostro essere e anche nel nostro corpo, che memorizza il trauma. Il karma è quindi un’azione che genera conseguenze, ma anche una memoria che tende a ripetersi. Questo vale anche dal punto di vista familiare. Ecco perché è un concetto complesso.
La tua vita oggi è molto dedicata alle discipline orientali. Che cosa insegna invece di buono l’Occidente, e quindi la prima parte della tua vita, su questi temi?
Quando porti avanti la tua ricerca ed entri in una modalità di esplorazione della vita, superi una soglia. Parlare di Occidente e Oriente serve per farsi capire, ma, in fondo, comprendi che siamo tutti esseri umani. C’è qualcosa che trascende le culture, le geografie e le denominazioni. Vogliamo tutti le stesse cose. Questi temi riguardano chiunque. Possiamo legarli a una religione, a una cultura o a una fede politica, ma alla base ci sono sentimenti. Il talk parla proprio di questo, di tutto ciò che è umano. Una delle questioni centrali è la differenza tra sofferenza e dolore. Non la spiego direttamente: il pubblico deve riuscire a leggerla tra le righe. Nella vita accadono cose che provocano dolore, ed è inevitabile. L’accettazione è la strada del saggio. Ci sono però momenti in cui leghiamo la nostra identità a ciò che ci è successo. Diventiamo quello che di brutto ci è stato fatto. Il karma entra quindi anche nella nostra visione dell’identità. Il karma dice: sei quello che fai. Le tue azioni diventano ciò che sei.
Stai già pensando al prossimo libro?
Ho delle idee, ma mi sembra sempre scorretto pensare al libro successivo mentre sto ancora presentando il precedente. È come pensare a una nuova ragazza mentre stai con la tua compagna. Ci vuole rispetto. C’è però un tema che mi sta a cuore e che mi piacerebbe affrontare: le relazioni. Oggi abbiamo perso la bussola. Sono tempi caotici anche da questo punto di vista. Siamo bombardati da stimoli sui social che ci dicono «che cosa stai sbagliando», che ci parlano di tossicità. Tutto questo ci allontana dal sentimento.




