Greison: «Siamo fatti di probabilità e relazioni, ce lo dice la fisica»

Siamo fatti della stessa materia degli elettroni. E destinati, come loro, a oscillare fra lo stato di onda e quello di particella. Una condizione inafferrabile, carica però di grandi possibilità: compresa quella di trovare «La lunghezza d’onda della felicità», il titolo del nuovo libro di Gabriella Greison (Mondadori, 336 pp., 19,50 euro).
L’autrice lo presenterà martedì 24 marzo alle 21 a Capriolo, nell’ambito del ciclo di incontri «Nuove mappe per capire il presente» promosso da Rinascimento Culturale. Scrittrice e attrice, laureata in fisica nucleare, Greison propone da vent’anni il suo «teatro di narrazione con prosa scientifica», un modo originale e piacevole di avvicinare lettori e spettatori a teorie complesse, intrecciando fisica e filosofia con i nostri dilemmi esistenziali. La chiamano «la rockstar della fisica» e lei ne va fiera. Ecco cosa ci ha detto.
Gabriella Greison, cosa possiamo imparare dall’elettrone per la nostra vita?
Una cosa molto semplice ma potente. L’elettrone non è mai fermo, non sta seduto in un posto aspettando che qualcuno gli dica cosa fare. È in movimento ed è probabilità: in fisica non possiamo mai dire dov’è, ma solo dove potrebbe essere. Vive nello spazio delle possibilità, e questa è già un’enorme lezione per la vita quotidiana.
In che senso?
Noi siamo cresciuti con l’idea che tutto debba essere definito: il lavoro, l’identità, il ruolo, la direzione… Ma la natura non fa così, funziona come un elettrone oscillando tra possibilità. La meccanica quantistica ci dice che prima di una misura un sistema non ha un solo stato, ne ha molti. Ecco perché io dico che noi non siamo particelle ferme, ma onde di possibilità.
Lei dice anche che «non esiste evoluzione senza salto»…
In fisica quantistica gli elettroni non cambiano energia in modo continuo. Fanno salti quantici: sono in uno stato e improvvisamente passano a un altro. Lunghi periodi di stabilità seguiti da un cambiamento improvviso, come accade talvolta anche a noi. Non evolviamo centimetro dopo centimetro, a volte restiamo fermi per anni e poi arriva un salto che cambia tutto. Se un elettrone cade verso il basso emette un fotone, quindi luce; se sale l’assorbe. Così è anche nella vita.
Lei racconta in modo semplice come la fisica quantistica sia «una rivoluzione del punto di vista»: mette in crisi l’idea, ancora dominante, che ci siano un soggetto che conosce e una realtà immutabile che viene conosciuta.
Sì, abbiamo appreso che non esiste più una realtà completamente separata da chi la osserva. Nella fisica classica il mondo era lì, oggettivo e indipendente; la fisica quantistica ci dice invece che l’osservatore entra nella descrizione della realtà. Questo non vuol dire che inventiamo il mondo, ma lo interpretiamo sempre da un punto di vista. La fisica quantistica ci ha insegnato che la realtà non è solo ciò che esiste, ma anche il modo in cui lo guardiamo.
Perché questa rivoluzione contiene un invito a «vivere con più leggerezza»?
Perché ci ricorda che la realtà non è rigida come pensavamo, non è un meccanismo perfettamente determinato ma un mondo fatto di probabilità, possibilità e apertura. Sapere tutto questo cambia il modo in cui guardiamo le cose. Tutto è meno definito, pesante.
Protagonista del libro è Louis de Broglie, premio Nobel per la fisica nel 1929. Perché l’ha scelto?
Da 20 anni dedico ogni mio libro a un fisico quantistico. Ho creato un modo per raccontare le loro teorie e rendere umani questi personaggi, sempre lontani e freddi nelle descrizioni dei libri. La mia passione per de Broglie nasce da una domanda bellissima che lui si è fatto nel 1924: se la luce può essere sia onda che particella, perché non potrebbe esserlo anche la materia? Da lì nasce l’idea che anche noi in fondo siamo onde, una delle intuizioni più poetiche della fisica. Mi ha sempre affascinato perché non è solo una formula, ma un modo diverso di guardare la realtà.
In che modo questa visione, come lei racconta, incontra il pensiero orientale?
Alcuni fisici se ne accorsero subito. Notarono che certe idee della fisica quantistica ricordano intuizioni presenti da secoli nel pensiero orientale. L’idea che la realtà non sia rigida, che esista solo nelle relazioni e nelle possibilità, attinge da quella filosofia. La prima fisica ad aver detto che siamo fatti di relazioni è stata Grete Hermann 100 anni fa. È lei che ha elaborato la teoria relazionale della fisica quantistica. Naturalmente la fisica resta una scienza con equazioni ed esperimenti, ma è curioso che andando al cuore della materia abbia trovato una sostanza meno solida e più fluida di quanto immaginassimo.
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