Foto, carte, oggetti: in mostra la «Fabbrica dell’impero fascista in Africa»

Da domenica 25 ottobre al 13 dicembre a Palazzo Martinengo a Brescia, l’esposizione a cura di Elena Pala e Roberto Chiarini
Nicola Rocchi
La mostra «La fabbrica dell’impero fascista in Africa»
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La mostra «La fabbrica dell’impero fascista in Africa»

Immagini d’epoca, giornali e cinegiornali, abiti, armi, vivaci illustrazioni propagandistiche riprodotte sulle pareti raccontano a Palazzo Martinengo (in via Musei 30 a Brescia) retorica e realtà dell’invasione dell’Etiopia che, tra l’ottobre 1935 e il maggio 1936, «rappresentò il momento culminante dell’espansionismo coloniale fascista» ma fu anche un momento spartiacque per il regime: ne segnò la «decisa accelerazione verso il totalitarismo pieno», costruendo anche – con le leggi contro il meticciato – il «modello teorico e giuridico» delle leggi razziali del 1938.

L’esposizione

Tutto questo è ben spiegato nella mostra «La fabbrica dell’impero fascista in Africa. Storia, cultura materiale e propaganda di un’espansione coloniale (1935- 1936)», promossa dal Centro studi Rsi di Salò e curata dagli storici Roberto Chiarini ed Elena Pala. L’esposizione sarà visitabile da domenica 25 ottobre. Ad ospitarla a Palazzo Martinengo è la Fondazione Provincia di Brescia Eventi presieduta da Nicoletta Bontempi; con lei, nell’inaugurazione di ieri, la consigliera provinciale Nini Ferrari si è augurata di vedere in queste sale molti studenti, aperti a «una conoscenza che aiuti a sviluppare il pensiero critico».

È l’intento anche dei curatori, abituati ad affrontare tematiche a rischio di polemica: «Penso che sia un dovere civico - afferma Roberto Chiarini - fornire strumenti per chiarire e approfondire i problemi». Guardando al passato con il pensiero rivolto anche all’attualità, come chiariscono gli autori nel catalogo edito dalla Compagnia della Stampa: «Solo attraverso la decostruzione del nostro passato coloniale possiamo comprendere la natura profonda delle relazioni internazionali che ancora oggi legano le due sponde del Mediterraneo».

Il percorso

I pannelli illustrativi della mostra e i materiali d’epoca – molti forniti da collezionisti privati – evidenziano la distanza intercorsa tra la propaganda di regime e la «brutale spietatezza» della campagna etiopica, la «violenza strutturale e istituzionalizzata» messa in atto da Rodolfo Graziani, vicerè d’Etiopia dal maggio 1936, compreso l’utilizzo di armi chimiche introdotto dal maresciallo Badoglio nel 1935. Una violenza anche di genere attraverso la pratica del «madamato», l’«acquisto e sottomissione sessuale di donne e bambine africane», proibito nel 1937 ma proseguito clandestinamente.

È esposto anche il «tragico tributo di sangue» pagato dai soldati bresciani negli scontri sull’altopiano etiopico: i loro volti ed elenchi «restituiscono alla memoria la dura realtà di una generazione travolta dall’avventura coloniale». Ma tra i bresciani è ricordato pure Giuseppe Gnecchi Ruscone: pendono da un soffitto le tavole del pittore Giovanni Galelli che illustrarono nel 1940 il suo imponente trattato sugli «Uccelli dell’Africa Orientale Italiana».

Lo strappo

Con l’impresa etiopica, spiega ancora Chiarini, «la dittatura diviene progetto totalitario compiuto. Nel 1935 Mussolini brucia tutte le mediazioni politiche, si pone in aperto contrasto con le democrazie occidentali e diventa ostaggio di Hitler». In questo momento, tuttavia, si creano anche «le condizioni per il più alto grado di consenso che il regime sia mai riuscito a estorcere e a ottenere dagli italiani». La propaganda gioca un ruolo decisivo: la mostra documenta l’esaltazione cinematografica dell’impresa, destinata a «dare corpo al mito dell’Italia imperiale», l’imponente impegno nella realizzazione di strade e ferrovie, la «spettacolare vetrina agonistica» dei circuiti automobilistici, compresa una «Mille Miglia libica» disputata nel 1939 da Tobruk a Tripoli. L’ideologia invade la vita quotidiana: sagome in divisa aiutano a capire come, fin dalla giovane età, perfino l’abito dei colonizzatori divenisse un «manifesto plastico di gerarchia razziale e politica».

La mostra, a ingresso libero, sarà aperta da domenica prossima, 25 ottobre, fino al 13 dicembre, con i seguenti orari: sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30 (info@centrorsi.it).

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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