Dialèktika

Storie a matrioska dietro l'ös en gataröla

Un antico ambulante rispunta da una vecchia libreria
Un gatto alla porta, come in un'espressione dialettale bresciana
Un gatto alla porta, come in un'espressione dialettale bresciana
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«Coi canù e le prizù, anche i tórcc i deènta rizù». Chissà quale despota guerrafondaio avevano in mente i nostri bisnonni per coniare questa rima amara. Che una matrioska di storie - una nascosta dentro l’altra - mi ha restituito dopo decennio di oblìo, ma che sembra nata oggi. Devo tutto al dolcissimo gesto di Agnese, amica di Dialèktika: «Ho vuotato la casa di mia sorella e ho trovato vecchi libri di dialetto. Li vuole?». La sorella di Agnese aveva custodito - spesso arricchendoli di sottolineature a matita, di piccole note personali - preziosi libretti degli anni ’70 figli dell’opera di Àngel Albrici, ambulante della Pallata, appassionato raccoglitore di antichità e di dialetto.

Vi compare la vita cittadina del primo Novecento con personaggi e mestieri oggi dimenticati: dalla màma dei gàcc (l’anziana che viveva sola con una colonia felina e due galline in camera da letto) alla Compagnia Stringhini (una vecchia con la benda sull’occhio col suo seguito di piccoli orfani di cui occuparsi), dal ronchér coi bròcoi frès-c della Maddalena fino al massasórghe derattizzatore e al ledamér che pulisce il guano dei pollai (perché coi piö bröcc mestér se ciàpa denér). Poi termini dimenticati.

Come quell’ös en gataröla che indica l’uscio socchiuso (dal quale si può... sgattaiolare) o quel casàs sóta le piète che indica il mettersi a letto (la pièta è parente del francese «plier» e indica il risvolto del lenzuolo). E infine i proverbi, spesso in contrapposizione fra loro. Come «A fa ’l galantòm no se deènta siòr» e l’antagonista «Val piö un bu nòm che töt l’ór del mónd». Antichi, ma sembrano nati oggi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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