Basta un «ghirlo», un mulinello

«Gira, il mondo gira nello spazio senza fine…» così cantava Jimmy Fontana (Il mondo); era il 1965. E allora portiamolo un po’ in giro per il mondo questo nostro dialetto! Si sa, non sono in pochi ad essere convinti che un dialetto può sopravvivere solo all’ombra di un campanile, se si spinge appena più in là, basta un raggio di sole appena più vivace, un mulinello, un refolo di vento per farlo appassire.
Il caso vuole che proprio il vocabolo bresciano per «mulinello» ci aiuti a smentire questo pregiudizio: ghirlo, termine oggi di uso non comune, ma in passato ben attestato, sta appunto per mulinello. L’origine? Mi tutelo e metto le mani avanti: occuparsi di etimologie – lo so, mi ripeto – è come camminare sulle uova e tutto va preso, come si dice, «con beneficio di inventario». Troviamo la stessa radice che ha prodotto ghirlo nell’inglese to whirl (vorticare, roteare), nel tedesco Wirbel (vortice) e nello svedese virvel (non stupisca questa w/v che diventa g, dato che con le lingue germaniche è fenomeno comune; pensiamo a war che diventa guerra o a guardare che viene da wardon ecc.).
Più prossimi a noi, troviamo anche il latino tardo *gyrus (giro) e il greco gyràleos (curvo); il dizionario del Pianigiani (opera peraltro molto chiacchierata) cita anche il gaelico gwyr (curvo). Anche il vikhr’ della lingua russa, il vir dell’ucraino, il wir del polacco e il vír del ceco – tutto l’universo slavo, insomma – a chi ha l’occhio su queste faccende, non paiono poi tanto lontani. Jimmy Fontana aveva dunque ragione: ... il mondo non s’è fermato mai un momento. E nemmeno il dialetto bresciano, a quanto pare.
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