Oggi si va sul difficile: phrasal verbs, che in italiano farebbe verbi frasali. Chi conosce l’inglese, sa di che si tratta: espressioni composte da un verbo e da un avverbio o una preposizione; fusi insieme, generano un significato nuovo, spesso intraducibile alla lettera. «E il dialetto che c’entra?».
C’entra, c’entra! Il bresciano è campione in phrasal verbs. L’argomento è vastissimo e ci torneremo ancora. Per oggi mi limito a sottolineare che alcune di queste espressioni sono uniche, e generano sfumature che all’italiano (ma anche ad altre lingue) sfuggono.
Un esempio, giusto per capire di che si ragiona: il verbo dà corrisponde all’italiano «dare»; fin qui, tutti d’accordo. Daga dù pom lo tradurremmo dunque con «dagli due mele». Ma se alla forma daga aggiungo l’avverbio dré (dietro) ottengo daga dré dù pom, che aggiunge all’espressione una sfumatura particolare, intraducibile letteralmente, tanto che ai dialettofoni, con una locuzione discutibile in italiano, talvolta scappa un improbabile «dagli dietro due mele». Dà dré, infatti, lo usiamo quando si consegna o si affida qualcosa o qualcuno a chi se ne sta andando o si sta allontanando da noi. Queste forme sono un punto di forza del dialetto e l’italiano fatica a tenere il passo.
Sia chiaro: non si tratta di stilare sciocche hit parade per certificare la superiorità di una lingua sull’altra, ma di ricordare che anche il dialetto, che spesso viene trattato da parente povero, ha la sua piena dignità linguistica. Le lingue, poi - chi non lo sa? - sono come le mamme: son tutte belle.




