Storie di Liguria, corteggiamenti destinati a finire sempre male, incursioni nei social e una chitarra come compagna di viaggio. Sono le «Storie sconcertanti» con cui Dario Vergassola torna nel Bresciano per aprire la stagione di Wonderland Pop, la sezione franciacortina di Wonderland Festival.
L’appuntamento è per venerdì alle 21 al Teatro Comunale di Erbusco (biglietti da 13 euro, su Diyticket e al botteghino). Sul palco il comico spezzino porterà uno one-man show fatto di musica, racconto e di quella comicità irriverente che da quasi quarant’anni prende di mira personaggi pubblici, politica e contraddizioni della vita quotidiana.
Il festival proseguirà poi fino al 30 ottobre tra Ome, Gussago, Cologne e Rodengo Saiano. Info sul sito ufficiale di Teatro Idra. Abbiamo intervistato l’attore.
Dario Vergassola, cosa vedremo in scena?
Utilizzerò la chitarra e racconterò le storie che raccontiamo noi comici. Adesso si chiama stand up. Parleremo delle Cinque Terre, della Liguria, di improbabili corteggiamenti amorosi che in vanno mai a buon fine, storie di casa, ora che sono diventato nonno. Ci saranno battute anche ciniche, che mi diletto a postare su Instagram con un gruppo di autori squilibrati, che chiamiamo «educazione cinica».
La sua ironia è tagliente, ma non sembra voler impartire lezioni…
Devi saperti prendere in giro per primo. Sennò diventa un esercizio inutile. Non è più né satira, né ironia, ma accanimento contro qualcosa o qualcuno.
Negli anni ha intervistato i grandi dello spettacolo…
Ho scoperto che su Instagram alcune vecchie interviste fanno cinque milioni e mezzo di visualizzazioni. L’idea è diventata un canovaccio per tanti e ne sono contento. Mi sono divertito con tanti personaggi, però probabilmente i migliori erano quelli con cui potevi giocare, prendendoli in giro e loro magari neanche sapevano chi eri. Lì si creava una specie di cortocircuito. Penso per esempio ad Ambra o a Walter Nudo.
Oggi è diventato più difficile sorprendere qualcuno?
Forse è diventato più difficile fare satira. Perché i politici, nella loro ignoranza, riescono a dire cose che superano abbondantemente quello che potresti inventarti per prenderli in giro. L’unica cosa della satira che però difendo sempre, è che uno deve essere libero di dire ciò che vuole. Poi dovrà accettare la reazione del pubblico, ma sono dell’idea che si possa fare satira su chiunque. Non perché ce l’hai con qualcuno in particolare. Facevamo battute fantastiche su Berlusconi, che ha dato tante gioie sotto questo punto di vista. Ma al suo posto poteva esserci anche Che Guevara. Chi fa qualcosa che si presta, finisce al centro dell’obiettivo e deve valere per tutti.
A proposito di pubblico: com’è quello bresciano?
Un pubblico fantastico! Avevo uno zio di Brescia che a diciott’anni mi ha mandato a lavorare in una galleria ferroviaria. Mi ricordo questi bresciani che non smettevano mai di lavorare. Per me erano una specie di supereroi. Avevano una dedizione che io, che poi sono diventato statale, non ho più ritrovato.



