In passato era l’acqua. Oggi è ancora il petrolio. Domani, forse, saranno alcune terre rare ora sconosciute. L’economista Alessandro Giraudo nel suo ultimo libro («Materie prime, guerre e dazi. Dalla Mesopotamia a Marte», Add editore) racconta che nell’antichità, l’acqua è stata una leva di potere cruciale: «A partire dai sistemi idraulici mesopotamici alle crisi legate alla siccità, che contribuirono al declino dei Maya o dell’impero Khmer – scrive il docente di Geopolitica delle materie prime e dei rischi all’Inseec di Parigi –. In cinquemila anni di storia si contano almeno 1.900 conflitti legati al controllo dell’acqua». Visti i tempi che corrono, l’auspicio è che si torni a prescindere e al più presto un tempo di pace. La questione dell’acqua, tuttavia, a causa anche del cambiamento climatico rimane irrisolta.
«In effetti in tutta la storia umana, l’acqua che scorre in mezzo a un territorio ha rappresentato la principale infrastruttura della società. Tant’è vero che la scarsità d’acqua non è solo un problema ambientale, ma una questione economica: quando manca l’acqua, aumentano i costi, si riduce la produttività e cresce l’instabilità sociale ed economica». Giulio Boccaletti è un fisico e un ricercatore di fama internazionale persuaso che il rapporto tra l’acqua e il mondo delle imprese sia ancora molto stretto e nel lungo periodo si confermerà fondamentale.




