Cinema

Torna «Il silenzio degli innocenti», con un indimenticabile Hopkins

Cristiano Bolla
Sono passati 35 anni dall’uscita di uno dei capolavori della storia del cinema: Hannibal Lecter, i Big Five agli Oscar e un’eredità pesante mai davvero raccolta da nessuno
Hannibal Lecter con l'iconica maschera
Hannibal Lecter con l'iconica maschera
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«Shining», «Psycho» e pochi altri sono i film che hanno cambiato per sempre la storia del cinema “di paura”. Tra questi va inserito anche «Il silenzio degli innocenti», che torna in sala dal 13 al 15 aprile per il 35° anniversario, riportando sul grande schermo uno dei titoli più influenti e memorabili degli ultimi decenni.

Non è soltanto un classico del thriller psicologico, ma un’opera che ha consegnato all’immaginario collettivo immagini, espressioni e figure rimaste indelebili: lo sguardo gelido di Hannibal Lecter, il confronto teso con Clarice Starling, l’idea che il terrore possa nascere prima di tutto dalle parole, dall’intelligenza e dalla manipolazione mentale.

Il classico

Uscito nel 1991 e diretto da Jonathan Demme, «Il silenzio degli innocenti» è tratto dal romanzo di Thomas Harris e rappresenta il secondo capitolo cinematografico dedicato al personaggio di Hannibal Lecter dopo «Manhunter – Frammenti di un omicidio». Al centro del racconto c’è Clarice Starling, giovane allieva dell’FBI incaricata di interrogare il celebre psichiatra e assassino rinchiuso in carcere per provare a ottenere informazioni utili alla cattura di un altro serial killer, Buffalo Bill. Da questa premessa nasce un film che è insieme indagine criminale, duello psicologico e racconto di formazione. Il merito di Demme è stato quello di trasformare una materia già fortissima sulla pagina in un’opera di tensione quasi insostenibile, costruita con rigore formale e con una centralità assoluta dello sguardo di Clarice, che diventa il vero punto di accesso dello spettatore dentro la storia.

Il progetto passò attraverso diverse ipotesi prima di arrivare alla forma definitiva: i diritti erano stati inizialmente opzionati da Orion Pictures per Gene Hackman, che avrebbe dovuto essere coinvolto anche in prima persona, ma il film cambiò presto direzione fino all’arrivo di Demme. Per il ruolo di Clarice furono valutati altri nomi prima della scelta di Jodie Foster, mentre per Hannibal Lecter la decisione di puntare su Anthony Hopkins si rivelò una delle più felici della storia del cinema americano. A fare la differenza, infatti, sono state le interpretazioni. Jodie Foster ha dato vita ad una Clarice Starling giovane ma già determinata, fragile senza mai essere debole, costretta a farsi spazio in un ambiente professionale dominato dagli uomini e per questo ancora più interessante come personaggio.

Anthony Hopkins, dal canto suo, ha impresso a Hannibal Lecter una presenza scenica fuori dal comune: non ha avuto bisogno di gesti eclatanti o di esplosioni di violenza per imporsi, perché il suo potere è passato dalla voce, dalla calma, dall’uso chirurgico del linguaggio e dalla capacità di leggere chi ha davanti – oltre all’inquietudine data dal fatto che non sbatteva mai le palpebre mentre parlava. La sua è stata una recitazione fatta di controllo assoluto, che ha trasformato Lecter in uno dei villain più celebri di sempre.

La reputazione

L’eredità lasciata dal film è enorme. Moltissimi thriller successivi hanno cercato di replicarne la formula, il dialogo serrato tra investigatore e mostro, il gioco mentale come motore della suspense, l’uso della paura come strumento psicologico prima ancora che visivo. Pochi, però, hanno raggiunto la stessa precisione e la stessa forza. La sua influenza si avverte ancora oggi anche fuori dal cinema, per esempio in una serie come «Mindhunter» di Netflix, che ha ripreso e rielaborato quel rapporto ambiguo e perturbante tra indagine, studio del male e confronto diretto con menti criminali capaci di esercitare un fascino quasi ipnotico.

Hannibal Lecter
Hannibal Lecter

A consacrarlo in modo definitivo sono arrivati anche gli Oscar: «Il silenzio degli innocenti» è il terzo film nella storia ad aver conquistato i cosiddetti Big Five, vale a dire i cinque premi principali assegnati dall’Academy, cioè miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista e miglior sceneggiatura. Prima di lui c’erano riusciti soltanto «Accadde una notte» e «Qualcuno volò sul nido del cuculo». Negli anni il film è stato inserito tra i grandi classici del cinema americano e Hannibal Lecter è stato riconosciuto come uno dei cattivi più iconici di sempre. Ancora oggi il film continua a essere visto, studiato e citato perché ha saputo ridefinire il thriller moderno senza perdere nulla della sua forza.

Arriviamo quindi all’occasione perfetta per rivederlo. Il ritorno in sala per il 35° anniversario non ha allora soltanto il sapore della nostalgi, ma consente a vecchi e nuovi spettatori di riscoprire sul grande schermo un’opera che ha cambiato il modo di raccontare la paura. A Brescia sarà possibile rivedere «Il silenzio degli innocenti» alla Multisala Oz lunedì 13 aprile alle 18.50 e alle 21.40, martedì 14 aprile alle 19 e alle 21.15, mercoledì 15 aprile alle 19 e alle 21.40. Appuntamenti che consentono di tornare davanti a un classico vero, uno di quei film che non appartengono soltanto al loro tempo, ma restano vivi molto oltre la loro epoca.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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