Finalmente Pino Daniele: «Je so’ pazzo» porta al cinema un artista unico

Dopo i biopic dedicati alle grandi icone della musica mondiale, arriva nelle sale il film di Nicola Prosatore: Massimiliano Caiazzo interpreta il cantautore napoletano, raccontato dagli esordi alla consacrazione
Cristiano Bolla
Una scena di Je so' pazzo - Foto 01 Distribution
Una scena di Je so' pazzo - Foto 01 Distribution

Il cinema sta vivendo una stagione particolarmente fertile per i film biografici dedicati alle grandi icone della musica. Negli ultimi anni abbiamo visto Rami Malek trasformarsi in Freddie Mercury in «Bohemian Rhapsody», Austin Butler indossare i panni di Elvis Presley in «Elvis», Timothée Chalamet interpretare Bob Dylan in «A Complete Unknown» e Jeremy Allen White confrontarsi con Bruce Springsteen in «Springsteen: Deliver Me from Nowhere». Senza dimenticare «Michael», il film di Antoine Fuqua nel quale Jaafar Jackson ha interpretato suo zio Michael Jackson. Un filone che continua ad attirare l'interesse del pubblico, anche grazie alla capacità degli attori di scomparire dietro personaggi entrati nell'immaginario collettivo.

E se Hollywood ha trovato nella storia della musica una fonte inesauribile di racconti, anche l'Italia custodisce artisti che meritano di essere riscoperti sul grande schermo. Tra questi c'è sicuramente Pino Daniele, cantautore e chitarrista che ha rivoluzionato la musica italiana e al quale viene finalmente dedicato un film di finzione.

Il film

Si intitola «Je so’ pazzo», come una delle sue canzoni più celebri, il biopic diretto da Nicola Prosatore, nelle sale da giovedì 15 ottobre con 01 Distribution. A interpretare il musicista napoletano, scomparso nel 2015 a 59 anni, è Massimiliano Caiazzo, volto diventato popolare grazie alla serie «Mare fuori». Il film è liberamente tratto dal libro «Pino Daniele. Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce», scritto dal figlio Alessandro. La storia, però, non pretende di abbracciare tutta la vita dell'artista, ma sceglie di concentrarsi sugli anni in cui un ragazzo cresciuto nei vicoli di Napoli comincia a costruire la propria identità musicale.

Si parte dall’infanzia difficile, segnata dall'abbandono e da complicati rapporti familiari, per seguire la scoperta della musica come strumento di libertà ed espressione. La chitarra diventa una possibilità di emancipazione, mentre alle prime esperienze artistiche si accompagnano gli amori, le amicizie, i conflitti con il padre e la ricerca di un linguaggio personale, lontano dalle convenzioni dell'epoca.

Il racconto conduce fino al 19 settembre 1981, data del leggendario concerto gratuito in piazza del Plebiscito, quando Pino Daniele si esibì davanti a una folla stimata di 200mila persone. Una serata diventata simbolo della sua consacrazione e di un’intera stagione culturale napoletana. Prima di arrivare a quel momento, il film racconta anche gli incontri con i musicisti che contribuirono a definire il suo suono. Nel cast figurano Mariasole Pollio, Giovanni Ludeno, Giuseppe Brunetti, Leonardo Bianconi, Giampiero De Concilio, Antonia Truppo, Monica Nappo e Massimiliano Rossi. Spazio inoltre ai protagonisti della scena musicale dell'epoca: André Garofalo interpreta James Senese, Riccardo Betteghella è Rino Zurzolo, Luca Chikovani veste i panni di Tony Esposito e Yuri Pascale Langer quelli di Tullio De Piscopo.

L’interpretazione

Al centro del progetto c'è naturalmente la prova di Massimiliano Caiazzo, nato a Napoli nel 1996 e conosciuto soprattutto per il ruolo di Carmine Di Salvo in «Mare fuori». Per l'attore si tratta di una sfida particolare: interpretare una figura realmente esistita, la cui voce, il cui aspetto e il cui modo di stare sul palco sono ancora riconoscibili da generazioni di ascoltatori. Le prime immagini del film confermano infatti il lavoro di caratterizzazione necessario per avvicinarsi al giovane Daniele, dai capelli ricci alla gestualità. Una trasformazione che si inserisce nella tradizione dei grandi biopic musicali contemporanei, dove la somiglianza fisica rappresenta soltanto il punto di partenza per restituire la personalità e le contraddizioni di un artista.

La carriera di Pino Daniele

Che fosse arrivato il momento di raccontare Pino Daniele anche attraverso il cinema appare evidente ripercorrendo la sua carriera. Nato a Napoli il 19 marzo 1955, Giuseppe Daniele è stato uno degli interpreti più originali della musica italiana del secondo Novecento. Dopo le prime esperienze nella vivace scena napoletana degli anni Settanta, nel 1977 pubblicò «Terra mia», album d'esordio che conteneva già «Napule è», destinata a diventare una delle sue canzoni più amate. Non era però soltanto un nuovo cantautore capace di utilizzare il dialetto: Daniele stava costruendo un linguaggio nel quale la tradizione partenopea incontrava il blues americano, il jazz, il rock e il funk, con una libertà espressiva che contribuì a renderlo immediatamente riconoscibile.

Pino Daniele durante un concerto - Foto New Reporter Facchini © www.giornaledibrescia.it
Pino Daniele durante un concerto - Foto New Reporter Facchini © www.giornaledibrescia.it

Nel 1979 arrivò l'album «Pino Daniele», contenente proprio «Je so’ pazzo», seguito l'anno successivo da «Nero a metà», uno dei dischi fondamentali della sua carriera, con brani come «Quanno chiove» e «A me me piace 'o blues». Era la stagione del cosiddetto Neapolitan Power, movimento che riuniva talenti straordinari e faceva dialogare Napoli con le sonorità internazionali. Accanto a Daniele, musicisti come James Senese, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Rino Zurzolo e Joe Amoruso contribuirono a creare una fusione sonora innovativa per la canzone italiana. Il concerto del 1981 rappresentò il culmine di quella prima stagione, ma la ricerca musicale dell'artista sarebbe proseguita per decenni, anche attraverso collaborazioni internazionali con Eric Clapton, Pat Metheny, Chick Corea e Wayne Shorter.

L’eredità 

L'importanza di Pino Daniele non si misura però soltanto nei dischi e nei successi. La sua capacità di mescolare napoletano, italiano e inglese, melodie mediterranee e ritmi afroamericani contribuì a portare la musica partenopea ben oltre i confini regionali. Nelle sue canzoni Napoli diventava una città viva e complessa, attraversata da contraddizioni sociali, malinconia, energia e desiderio di cambiamento, lontana dagli stereotipi folkloristici. «Je so’ pazzo» può trovare qui il suo significato più importante: non limitarsi a rievocare canzoni celebri, ma offrire soprattutto alle nuove generazioni la possibilità di comprendere come sia nato uno dei linguaggi più originali della nostra musica. A oltre undici anni dalla sua scomparsa, il cinema restituisce così attenzione a un artista che non si limitò a raccontare Napoli, ma contribuì a cambiarne il modo di rappresentarsi, lasciando un'eredità ancora centrale nella cultura italiana.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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