È morto Alberto Pesce: addio al critico cinematografico centenario

Nato a Pieve di Cadore nel 1924 e bresciano d’adozione, fu una delle firme storiche del Giornale di Brescia: iniziò a occuparsi di cinema nel 1949
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Alberto Pesce nel 2024 - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Alberto Pesce nel 2024 - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Si è spento nella notte tra il 4 e il 5 agosto 2026 il giornalista e critico cinematografico Alberto Pesce: nato a Pieve di Cadore nel 1924, aveva compiuto il mese scorso 102 anni.

Chi era Alberto Pesce

Tra le firme storiche del Giornale di Brescia, si era legato a Brescia sia per motivi personali – per amore – sia per la lunga attività professionale svolta nella città. Laureato, iniziò a occuparsi di critica cinematografica nel 1949, quando, ancora disoccupato, seguì per la prima volta la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Da quell’esperienza nacque il suo primo reportage, pubblicato con il titolo «Due film francesi. Uno ha vinto, l’altro mi ha convinto». Da allora ha raccontato il festival veneziano per decenni, partendo da un’epoca in cui le proiezioni dedicate alla stampa non esistevano ancora: i film venivano seguiti in smoking insieme al pubblico e le recensioni dovevano essere consegnate in tempi strettissimi.

La svolta professionale arrivò nel 1960, quando il direttore del Giornale di Brescia, Vincenzo Cecchini, gli chiese di inviare recensioni immediate dalla Mostra di Venezia. Pesce affinò così uno stile di scrittura rapido ma rigoroso, che coniugava l’urgenza della cronaca con l’analisi critica. Nel corso della carriera ha collaborato anche con riviste specializzate di cinema, distinguendosi per l’indipendenza di giudizio e per l’attenzione al valore artistico delle opere, lontano dalle logiche promozionali dell’industria cinematografica.

Pesce nel 2007 - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Pesce nel 2007 - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

I libri e la grande donazione

Autore di numerosi saggi e volumi dedicati al cinema, aveva raccolto riflessioni e memorie nel libro «Dalla provincia con amore. Confidenze di un critico» (La Quadra), in cui ripercorse la propria esperienza professionale e il rapporto tra critica cinematografica, censura e giornalismo culturale. Tra i registi da lui più amati figurano Federico Fellini, Carl Theodor Dreyer e Ingmar Bergman.

Nel 2024, in occasione del suo centesimo compleanno, aveva donato alla Biblioteca Queriniana di Brescia la propria biblioteca cinematografica, una raccolta di circa quattromila volumi costruita nell’arco di una vita di studi. La collezione, destinata alla catalogazione e alla consultazione pubblica, rappresenta uno dei più importanti fondi bibliografici sul cinema conservati in città.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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