Alcuni film, con il passare degli anni, diventano più che semplici cult, riescono a mantenere intatta la propria forza anche quando il contesto storico che li ha generati sembra ormai lontano. Tra questi c’è «Essi vivono», il classico della fantascienza diretto da John Carpenter nel 1988, che torna nelle sale italiane il 12, 13 e 14 ottobre in una versione restaurata in 4K. A quasi quarant’anni dalla sua uscita, il film offre l’occasione di riscoprire una delle opere più singolari del regista americano, autore di titoli come «Halloween», «La cosa» e «1997: Fuga da New York», e di ritrovare sul grande schermo una storia che ha lasciato un’impronta profonda nell’immaginario cinematografico e nella cultura popolare.
La trama
Al centro del racconto c’è John Nada, un uomo senza lavoro che arriva a Los Angeles in cerca di fortuna. Interpretato dal wrestler professionista Roddy Piper, il protagonista trova un impiego in un cantiere e viene accolto in un accampamento di senzatetto, dove stringe amicizia con Frank, operaio interpretato da Keith David. La sua vita cambia quando entra in possesso di un paio di misteriosi occhiali da sole, attraverso i quali scopre che il mondo nasconde una realtà inquietante. I cartelloni pubblicitari, le riviste e le immagini televisive rivelano messaggi subliminali che impongono alla popolazione di obbedire, consumare e conformarsi, mentre dietro i volti apparentemente normali di alcune persone si celano creature extraterrestri. Gli alieni hanno assunto il controllo della società, servendosi dei mezzi di comunicazione per mantenere gli esseri umani in una condizione di inconsapevole sottomissione.
L’idea alla base del film affonda le radici nella letteratura fantascientifica degli anni Sessanta. Carpenter si ispirò infatti al racconto «Eight O’Clock in the Morning», scritto da Ray Nelson e pubblicato nel 1963 sulla rivista «The Magazine of Fantasy & Science Fiction», che aveva già conosciuto un adattamento a fumetti con il titolo «Nada». Fu proprio attraverso quest’ultima versione che il regista entrò in contatto con la storia, rimanendo affascinato dall’immagine di un uomo improvvisamente capace di riconoscere gli esseri nascosti tra la popolazione. Carpenter decise di sviluppare quell’intuizione inserendola nel clima politico e sociale dell’America degli anni Ottanta, trasformando il racconto di un’invasione aliena in una satira del capitalismo e delle disuguaglianze economiche.
L’attacco al consumismo
Uscito negli Stati Uniti nel novembre 1988, durante gli ultimi mesi della presidenza di Ronald Reagan, «Essi vivono» rispecchia le preoccupazioni del suo autore per le conseguenze sociali delle politiche economiche dell’epoca, l’espansione del consumismo e la crescente influenza delle grandi aziende. Carpenter aveva esplicitato queste intenzioni già durante la lavorazione, immaginando una Terra sfruttata dagli extraterrestri come una colonia dalla quale estrarre ricchezze e risorse. Nella sua rappresentazione, gli invasori occupano posizioni privilegiate all’interno della società, mentre una parte degli esseri umani collabora con loro in cambio di denaro e potere. Il contrasto attraversa l’intero film, a partire dalla scelta di affidare il ruolo dell’eroe a un lavoratore precario, estraneo agli ambienti che governano il mondo.
Anche il linguaggio visivo contribuisce in maniera decisiva alla forza del racconto. Quando Nada indossa gli occhiali, le immagini a colori lasciano spazio al bianco e nero e le pubblicità si trasformano in superfici dominate da parole e comandi. Tra questi compare «OBEY», ovvero «Obbedisci», destinato a diventare uno dei simboli più riconoscibili dell’opera e a ispirare direttamente lo street artist americano Shepard Fairey, che ne ha fatto il marchio distintivo della propria produzione artistica. Un’influenza arrivata indirettamente anche a Banksy, che ha a sua volta riconosciuto in Fairey uno dei suoi riferimenti. Carpenter rende così visibile un sistema di condizionamento che agisce attraverso immagini familiari, trasformando strade, negozi e manifesti pubblicitari in strumenti di controllo. La semplicità di questa intuizione ha contribuito alla longevità del film, offrendo alla fantascienza una rappresentazione immediata del rapporto tra potere, comunicazione e percezione della realtà.

Generi
Accanto alla dimensione politica, «Essi vivono» conserva il gusto di Carpenter per il cinema d’azione e per le contaminazioni tra generi. La scelta di Roddy Piper, incontrato dal regista durante WrestleMania III, imprime al protagonista una fisicità inconsueta, lontana da quella degli eroi hollywoodiani più tradizionali. Ne è testimonianza la lunghissima scazzottata tra Nada e Frank, diventata una delle sequenze più celebri del film. Carpenter la realizzò in quattro giorni di riprese, dopo settimane di prove, ispirandosi anche allo scontro tra John Wayne e Victor McLaglen in «Un uomo tranquillo» di John Ford. Il combattimento, costruito intorno al tentativo di convincere Frank a indossare gli occhiali, unisce spettacolarità, ironia e tensione, dando forma fisica alla difficoltà di accettare una verità capace di mettere in discussione ogni certezza.
L’eredità del film
L’eredità di «Essi vivono» riguarda anche il modo in cui il cinema di fantascienza può raccontare la società attraverso le proprie convenzioni narrative. Carpenter riprende il tema classico degli extraterrestri infiltrati tra gli esseri umani, presente da decenni nella letteratura e nel cinema, e lo collega alla pubblicità, alla televisione e ai rapporti economici. La minaccia prende forma negli spazi quotidiani della città e nei meccanismi attraverso i quali le persone costruiscono la propria visione del mondo. È una prospettiva che ha alimentato negli anni nuove letture dell’opera, soprattutto con l’espansione della comunicazione digitale e la crescente attenzione al ruolo dei media nella formazione delle opinioni. Il ritorno in sala permette oggi di ritrovare sul grande schermo quella combinazione di fantascienza, satira e azione che ha reso «Essi vivono» uno dei titoli più riconoscibili della filmografia di Carpenter, insieme alle immagini e alle intuizioni che continuano ad accompagnarne la fortuna culturale.



