C’è un modo molto semplice di affrontare «Odissea»: entrare in sala, sedersi, lasciarsi portare dal viaggio di Ulisse e uscire tre ore dopo con la propria idea sul film. È il modo più naturale, per certi versi anche il più giusto. E si può fare con sereneità, e soddisfazione, nella propria sala di fiducia vicino a casa. Che sia una multisala o un cinema del centro. Ma con Christopher Nolan le cose non sono mai così semplici, perché da anni il regista non ragiona solo su che cosa raccontare, ma anche su come il cinema possa ancora diventare un’esperienza diversa da tutto ciò che lo circonda. Nel suo caso, il formato non è mai un dettaglio tecnico secondario: è parte del linguaggio, del ritmo, della percezione.
«Odissea» nasce esattamente dentro questa idea. Non è soltanto un kolossal mitologico ambientato in un tempo remoto, tra dèi, mare, mostri e ritorni impossibili, ma anche e soprattutto un film costruito come una sfida materiale: girato interamente con cineprese IMAX su pellicola, pensato per schermi enormi, per un’immagine capace di avvolgere lo spettatore e per un suono che renda fisico il viaggio. Per questo, più che domandarsi se valga la pena vedere il film, a un certo punto viene naturale chiedersi dove valga la pena vederlo.
In Italia, questa domanda porta inevitabilmente a un limite e a una possibilità. Il limite è che non esistono sale IMAX 70mm, cioè il formato più vicino all’idea originaria di Nolan.
La possibilità è che alcune sale offrano comunque esperienze molto particolari, capaci di avvicinarsi almeno in parte a quella concezione. Tra queste, la Sala Energia di Arcadia Melzo (a circa un’ora di macchina da Brescia, via BreBeMi) occupa un posto speciale, perché unisce il 70mm a una sala pensata per fare del cinema un evento tecnico, visivo e sonoro. Da qui la domanda: vale la pena farsi un’ora di auto per vedere «Odissea» in 70mm?
Cosa è l’IMAX 70mm

Per rispondere bisogna partire da come il film è stato girato, perché in «Odissea» la tecnica non arriva dopo il racconto: ne è una delle condizioni. Nolan aveva già usato l’IMAX 70mm in molti dei suoi film, da «Il cavaliere oscuro» a «Dunkirk» e «Oppenheimer», ma sempre alternandolo ad altri formati (qui la pagina ufficiale dove esplorare le differenze tra formati). Qui il salto è diverso: l’intero film è stato concepito per quel tipo di immagine, enorme, verticale, immersiva, pensata per riempire il campo visivo dello spettatore e trasformare il viaggio di Odisseo in un’esperienza fisica. Il problema è che le cineprese IMAX su pellicola, per quanto straordinarie, sono anche macchine pesanti, ingombranti, rumorose, poco docili nelle scene ravvicinate.
Per anni questo ha reso quasi impossibile girare un intero film in quel formato, soprattutto se il film non è fatto solo di paesaggi, battaglie e grandi scene d’azione, ma anche di volti, dialoghi, silenzi, primi piani. Per «Odissea», IMAX e la squadra di Nolan hanno lavorato proprio su questo limite: nuove soluzioni di insonorizzazione, sistemi per ridurre il rumore della camera, macchine più gestibili, strumenti che permettessero di avvicinarsi agli attori senza sacrificare il suono. In pratica, il formato monumentale è stato addomesticato per entrare anche nell’intimità del racconto.
Ma perché?
Il formato non è un vezzo da puristi. Non è solo una questione di «vedere meglio» in senso generico. Nel cinema di Nolan il formato è parte della regia. Cambia il rapporto tra spettatore e immagine, tra volto e paesaggio, tra corpo umano e spazio. Se il mare deve sembrare una forza che inghiotte, se il viaggio deve avere il peso di un mondo, se il mito deve tornare a essere qualcosa di più grande dei personaggi che lo attraversano, allora la dimensione dello schermo, la definizione della pellicola e la qualità del suono non sono dettagli secondari.
Il formato ideale per vedere «Odissea» sarebbe l’IMAX 70mm, o IMAX 15/70: pellicola da 70mm che scorre orizzontalmente nel proiettore, con 15 perforazioni per fotogramma e un rapporto d’aspetto fino a 1.43:1. Tradotto: un’immagine molto più alta rispetto al cinema panoramico tradizionale, capace di mostrare più porzione verticale del quadro e di avvolgere lo spettatore in modo molto più potente. È il formato massimo per cui Nolan ha immaginato «Odissea». Il problema è che le sale in grado di proiettarlo sono pochissime al mondo, poco più di una quarantina, concentrate soprattutto tra Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e pochi altri Paesi.
Come vederlo il meglio possibile, in Italia
In Italia, semplicemente, non ce ne sono. Nessun cinema italiano può mostrare «Odissea» nel suo formato definitivo. Da noi la scelta reale si gioca tra compromessi diversi. Da una parte ci sono le sale IMAX digitali, come quella all’UCI Cinema di Orio al Serio (la più grande d’Italia) che offrono grande schermo, immagine espansa e forte impatto immersivo, ma non la pellicola IMAX 70mm. Dall’altra ci sono le proiezioni in 70mm standard, che mantengono il supporto analogico e una definizione molto alta, ma non hanno il rapporto d’aspetto pieno dell’IMAX.
In mezzo ci sono le sale premium, o PLF, cioè Premium Large Format: ambienti progettati per offrire schermo più grande, audio più potente, proiezione di qualità superiore e un’esperienza complessiva più vicina all’idea di evento. Ed è qui che entra in gioco la Sala Energia di Arcadia Melzo, uno dei luoghi italiani in cui il compromesso può diventare interessante. Per «Odissea», Arcadia propone la proiezione in 70mm nella Sala Energia PLF, una sala che negli anni si è costruita una reputazione molto forte tra cinefili e addetti ai lavori e che è considerata tra le migliori (se non proprio la migliore) del Bel paese.
Come funziona la Sala Energia
La Sala Energia conta circa 630 posti, ha uno schermo da 30 metri, un impianto audio Dolby Atmos di altissimo livello e una progettazione pensata per fare del cinema un’esperienza fisica. Il Dolby Atmos è un sistema che distribuisce il suono suono nello spazio, con la possibilità di collocare rumori, musiche ed effetti sopra, davanti, dietro e intorno allo spettatore. In un film come «Odissea», dove il mare, le voci, la battaglia, il vento e il senso di minaccia fanno parte del racconto, questo può incidere molto più di quanto sembri. Esperienza, questa, che si può godere appieno anche nella sala 5 del Multisala OZ di Brescia.
Il 70mm standard, invece, è una pellicola di grande formato: un fotogramma molto più ampio del 35mm, con una resa analogica più ricca, più stabile, più dettagliata. È una visione diversa dall’IMAX digitale: meno «piena» sul piano del rapporto d’aspetto, ma più vicina alla materia fotografica del film.
Cosa è meglio, dunque?
In definitiva, meglio una sala IMAX digitale come quella a Orio o la Sala Energia in 70mm? Considerando i limiti delle sale attualmente presenti in Italia, ha senso guidare un’ora per andare in Sala Energia. Non è la copia perfetta del sogno di Nolan, ma è una delle sue approssimazioni italiane più convincenti.

Per chi ritiene che il cinema sia soprattutto comodità, probabilmente no: «Odissea» resta «Odissea» anche in una buona sala digitale, e nessun formato trasforma da solo un film in qualcosa che non è. Ma se siete tra quelli che per Nolan, per la pellicola, per il grande schermo e per un certo modo di intendere la sala sono disposti a scegliere con attenzione dove sedersi, allora sì: Melzo ha perfettamente senso. Non perché sia l’unico posto giusto, ma perché in un Paese senza IMAX 70mm offre una combinazione rara di formato analogico, scala, suono e reputazione tecnica.
«Odissea», in fin dei conti, racconta un viaggio verso casa, ma per vederlo nel modo più vicino possibile alla sua ambizione bisogna accettare un piccolo viaggio anche da spettatori. Per un film qualunque sarebbe un dettaglio, per un film che Nolan ha costruito anche come prova estrema di formato, può diventare una parte decisiva dell’esperienza.



