Anche il commissario Settembrini ha trovato il suo Polifemo. È un uomo con un occhio solo e le gambe mozzate: governa la vita di una Milano sotterranea, abitata da «bambini invisibili» che nel labirinto oscuro sotto le vie centrali della città campano cercando nella spazzatura oggetti da rivendere. In questi spazi nascosti si immerge il libro di Tita Prestini «Vita segreta di una famiglia poco perbene» (Barta, 320 pp., 18 euro), il quinto noir dello scrittore bresciano con protagonista Fabio Settembrini, investigatore solitario e tenace nella Milano del secondo dopoguerra.
Una città che cresce e cambia, sulla spinta del boom economico, anche nella natura del crimine. «La ligéra, la piccola malavita storica radicata in certi quartieri, sta scomparendo» si lamenta con Settembrini un collega: arrivano dall’America «le rapine da prima pagina, il contrabbando su scala industriale, la droga facile e il controllo del gioco d’azzardo da parte delle organizzazioni criminali». Proprio il gioco d’azzardo era il vizio di Enea Mozzi e ancor più della moglie Silvia: la morte della coppia, un apparente caso di omicidio-suicidio, insospettisce il commissario che avvia un’indagine destinata a portarlo su percorsi inaspettati.
Il principe gallo
Siamo nel maggio del 1958, alla vigilia delle elezioni politiche, e col procedere dell’inchiesta la morte dei coniugi Mozzi appare sempre più «un caso intricato e complesso che potrebbe avere implicazioni per la sicurezza nazionale». Sono coinvolti esponenti della mafia siciliana, nostalgici del Duce in apparenza pittoreschi ma forse più pericolosi di quanto non sembri, antichi ordini cavallereschi riesumati, come i Cavalieri del Giardino degli Ulivi.

Tutti hanno a che fare con l’anello di Belloveso, «il leggendario principe dei celti considerato il fondatore di Milano»: un gioiello vecchio di 2.500 anni, dal valore inestimabile, ricomparso e poi sparito. Ma le ricerche di Settembrini lo spingono anche verso un passato meno remoto, a cercare le prove di un ipotetico complotto intorno alla morte di papa Pio XI avvenuta il 10 febbraio 1939, di cui parlerebbero le pagine scomparse del diario di Claretta Petacci, l’amante di Benito Mussolini.
Un intreccio complesso, che Prestini governa con una narrazione asciutta, scandita dai lunghi dialoghi nei quali sono ben tratteggiati i molti personaggi insoliti incontrati nel corso dell’indagine. Tra loro fra’ Girolamo, guida del commissario lungo passaggi sotterranei scavati nella roccia che conducono a teatri di cerimonie segrete. Luciano Villa, un ex giocatore d’azzardo portato ai pensieri malinconici: «Invecchiando ci illudiamo di diventare più maturi, ma non è così: diventiamo solo più esperti negli addii». Salvatore Caruso detto «Affucaparrini», pensionato per finta, e il figlio Fofò. Il monsignore Alfredo Menicuzzi, «prete salottiero e bene informato». E la misteriosa Ayleen Camerlengo, volitiva, affascinante e amante del buon cibo: le belle digressioni su osterie e piste da ballo di quartiere restituiscono il sapore di un modo semplice di vivere giunto sulla soglia della sparizione.



