Papi, eroi, dandy: quattro secoli di «Uomini nell’arte» a Palazzo Martinengo

L’universo maschile in un racconto espositivo da Tiziano a Boldini: ecco la prossima mostra che verrà allestita in via Musei dal 23 gennaio al 13 giugno 2027
Lara Minelli
Gaetano Bellei, Uomo che fa la barba, 1881. Collezione d'Arte Assicoop Modena&Ferrara
Gaetano Bellei, Uomo che fa la barba, 1881. Collezione d'Arte Assicoop Modena&Ferrara

L’ha promesso e ci ha creduto fino in fondo Davide Dotti, storico d’arte bresciano – «anche se collaboro con Geo su Rai3 e altre realtà, il mio cuore resta a Brescia» dice abbozzando un sorriso durante la presentazione della sua ultima mostra «Uomini nell’arte» alla presenza di Provincia, Comune di Brescia e Fondazione Provincia di Brescia Eventi –. Una dozzina le esposizioni a oggi curate per Palazzo Martinengo per un totale complessivo di 600.000 presenze: «Sono numeri rilevanti per la nostra città, considerando che più della metà del pubblico viene da fuori provincia».

Giuseppe Molteni, Ritratto di dandy, 1835 circa. Collezione privata
Giuseppe Molteni, Ritratto di dandy, 1835 circa. Collezione privata

A giugno al congedo di «Liberty» con tanto di inchino di ringraziamento per una risposta magnifique come l’arte stessa per Victor Hugo – quasi al pari della precedente, «Belle Époque» (in ordine cronologico: 75.000 presenze la prima, 68.000 la seconda), aveva annunciato «una prima assoluta per l’Italia». Quelle carte che voleva sparigliare, come aveva azzardato, le ha rimescolate per davvero. E per bene, con audacia e lume. Perché ci vuole coraggio a esplorare l’universo maschile in un racconto espositivo che attraversa quattro secoli: dagli albori del Rinascimento fino alle soglie del Novecento. In altre parole: da Tiziano a Boldini. E tra questi: Bronzino, Guercino, Guardi, Appiani, Hayez e Corcos. Ma ancor prima a ideare un’esposizione simile.

«Uomini nell’arte»

Sarà così «Uomini nell’arte», che dal 23 gennaio al 13 giugno animerà Palazzo Martinengo, quello «scrigno d'arte» a cui Dotti è tanto affezionato. Dopo il brindisi di Capodanno, un inizio 2027 che si preannuncia superbo per Brescia e l’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, che ha appena brindato per il rinnovo triennale annunciato oggi dal Presidente della Provincia di Brescia, Emanuele Moraschini, durante la presentazione.

La presentazione in Broletto
La presentazione in Broletto

Con «Uomini nell’arte» Dotti rompe ogni tabù per mostrare nella maniera più fedele e pura, come nel suo stile, l’evoluzione dell’identità maschile. Otto sezioni tematiche che danno voce alla bellezza dell’arte e al tempo stesso interrogano l’uomo. Con un centinaio di opere provenienti dalle più celebri collezioni private e realtà museali come la Pinacoteca Brera, il Mart, il Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, i Musei di Strada Nuova, Palazzo Bianco di Genova e quelli Civici del Castello Visconteo di Pavia. Ed in particolare sedici da una delle raccolte più ampie e raffinate d'Italia e d’Europa, quella di Gian Enzo Sperone, «mai esposte prima d’ora, una grande responsabilità per noi essere i primi». Tra queste spiccano capolavori come: l’Autosmorfia di Giacomo Balla, il Ritratto di Achille Fontanelli di Andrea Appiani, l’Apollo di Pompeo Batoni e il David con la testa di Golia del Cavalier d'Arpino, primo maestro di Caravaggio a Roma.

Primi anche a tentare un’impresa a dir poco istrionica. Dopo la figura femminile dal Cinquecento fino alla Belle Époque con «Donne nell'arte» e oltre la stessa nella Parigi di Boldini e De Nittis e l’Art Nouveau del Liberty tra il 1870 e il 1914, con «Uomini nell’arte» Dotti tenta quasi l’impossibile. «Non volevo una mostra facile. Ma accattivante, fresca, provocatoria, un unicum». E ci è riuscito. «”Uomini nell’arte” – dice – è una prima assoluta per il Bel Paese e si potrebbe osare dire (forse) nel mondo. Le mostre di questo genere erano finora legate a grandi nomi come il Musée d'Orsay di Parigi o alle più note gallerie romane e veneziane, ma il focus era sempre rivolto all’aspetto estetico dell’uomo, al corpo e alla nudità o a quello eroico nella sua dimensione politica e sociale». Un onore e un onere per Brescia, che insieme al titolo di «Leonessa d’Italia» ancora una volta ha l’occasione di distinguersi anche in cultura e bellezza.

Giovanni Boldini, Paggio con levriero, 1866. Genova, Museo Raccolte Frugone
Giovanni Boldini, Paggio con levriero, 1866. Genova, Museo Raccolte Frugone

La mostra

In «Uomini nell’arte» si è dinanzi, letteralmente, a tutte le raffigurazioni del personaggio maschile che hanno fatto la Storia e che in una veste un po’ più alla moda si possono riscontrare anche oggi. L’uomo mito, l’uomo forte, l’uomo eroe. Papi, cardinali e santi. Aristocratici, borghesi e popolani – «Perché anche quello è l'uomo, non solo quello mito» –. Tra tradizione sacra e agiografica, letteratura e mitologia. Scene di vita quotidiana nella pittura ottocentesca di matrice realista con il padre e l’uomo amante. Fino all’intellettuale e al dandy. «Raffinato, curato nei dettagli, proprio come il Ritratto di dandy di Giuseppe Molteni che abbiamo scelto come immagine simbolo di Uomini nell’arte».

In fondo tutti riflessi della stessa immagine allo specchio, come la sezione dedicata agli Autoritratti, «tra le più belle. Immagino il momento in cui il pittore si siede nel suo studio da solo, si guarda e restituisce sulla tela non quello che vede, ma quello che sente nell’anima, la sua follia, l’emozione». Un’iconografia potente, tanto quanto accattivante. Uno sguardo nuovo che vuole rivelarsi senza veli per scendere in profondità e rappresentare quella figura maschile così troppo data per scontata. Ma Dotti lo sapeva: «Era il momento di indagare l’altra faccia della medaglia, l’uomo». «Uomini nell’arte» verrà presentata in anteprima a fine novembre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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