Femminilità, natura, ornamento: il sogno Liberty che sedusse il ’900

Tra il 1900 e il 1915 il Liberty si affermò in Italia come lo stile del moderno, in una breve e seducente stagione di passaggio, in cui l’urgenza di un linguaggio nuovo nasceva per dare forma artistica a una modernità incalzante, nella quale si poneva un’ostinata fiducia, eppure attraversata da sottili inquietudini. «Arte nuova, stile moderno, stile Liberty, stile floreale»: così lo definiva nel 1902 il critico Alfredo Melani, cogliendo l’esplosione di un fenomeno che, lungi dall’essere un semplice gusto ornamentale, esprimeva più profondamente la crisi di una società segnata dalle trasformazioni industriali, urbane e sociali del nuovo secolo.
La mostra
È proprio la rappresentazione di questo tentativo di ricondurre armonia e bellezza nel cuore di una società che andava cambiando a velocità travolgente a costituire il filo rosso della mostra «Liberty - L’arte dell’Italia moderna», inaugurata ieri a Palazzo Martinengo in via Musei, alla presenza delle istituzioni, della sindaca Laura Castelletti e dei curatori Manuel Carrera, Davide Dotti e Anna Villari. Un’esposizione che tocca, sì, una stagione artistica molto amata dal grande pubblico, ma che coglie anche l’occasione per approfondimenti e revisioni, aprendo nuove prospettive sul tema. Impostazione che ben dialoga con la vocazione culturale che Brescia coltiva da anni e che, dallo scorso dicembre, è stata riconosciuta anche con la proclamazione nell’Unesco Global Network of Learning Cities, la rete delle città che investono nell’apprendimento permanente, come ricordato dalla sindaca.

Chiave di lettura
La chiave di lettura inedita proposta dal percorso espositivo muove dalla scelta del Liberty di porre la natura come interlocutrice privilegiata, nel tentativo di trovare un equilibrio tra progresso e bellezza. Un’aspirazione che attraversa tutte le arti, dalla pittura all’architettura, dal design alle arti applicate, dalla moda alla fotografia, fino alla pubblicità e al cinema. Le otto sezioni tematiche, accanto a capolavori più celebri, propongono anche opere che, dopo essere state presentate al pubblico nelle grandi esposizioni dell’epoca, sono scivolate ai margini della memoria.
È il caso dello straordinario «Ritratto della marchesa Edith Oliver Dusmet» di Vittorio Matteo Corcos, rimasto a lungo custodito negli archivi della Galleria Nazionale d’Arte Antica e dunque celato non solo allo sguardo pubblico, ma anche a quello degli specialisti. La marchesa, qui ritratta come un’austera regina bizantina dal fascino oscuro, si discosta nettamente dalla ritrattistica più angelicata associata al maestro e restituisce un’immagine femminile carica di ambiguità e tensione interiore.

Alla stessa operazione di recupero e chiarificazione critica rimanda anche la scultura di Raffaello Romanelli «Iris Florentina», il cui nome alternativo riferito alla versione di bronzo «Macchietta» per un errore di trascrizione fu a lungo frainteso con «Maschietta». La mostra ne ristabilisce il titolo originario e, con esso, la lettura corretta, quella di una figura ambigua, in equilibrio tra echi rinascimentali e attrazioni contemporanee.
Non a caso, la figura femminile occupa una posizione centrale nel percorso curatoriale, imponendosi come vero emblema dello stile Liberty. La donna diventa allegoria della modernità stessa: sensuale e arcana, naturale e artificiale, emancipata e al contempo inscritta in ruoli ancora irrisolti. E proprio a questa complessità femminile è affidato il compimento della mostra, che chiude con l’affascinante «Enigma umano» di Giorgio Kienerk, il trittico in cui tre grandi pannelli - «Il dolore», «Il silenzio» e «Il piacere» - mettono in scena altrettanti stati interiori.
Informazioni
«Liberty - L’arte dell’Italia moderna» è visitabile fino al 14 giugno, dal mercoledì al venerdì dalle 9 alle 17, sabato e domenica dalle 10 alle 20. Il biglietto intero, con audioguida inclusa, costa 15 euro con possibilità di riduzione per gruppi e diverse categorie. Per approfondire il percorso, è possibile acquistare il catalogo edito da Silvana Editoriale.
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