«Il CaMus di Breno spazio di memoria condivisa»

Il direttore del museo camuno Federico Troletti ne racconta la nascita un secolo fa dall’intuizione di don Romolo Putelli
Giuliana Mossoni
I dipinti di Romanino e Callisto Piazza al CaMus di Breno © www.giornaledibrescia.it
I dipinti di Romanino e Callisto Piazza al CaMus di Breno © www.giornaledibrescia.it

Dal museo «casalingo» allestito da don Romolo Putelli all’inizio del secolo scorso, alle testimonianze contemporanee con le opere di Franca Ghitti. Il CaMus di Breno vuole porsi come spazio della memoria condivisa. Ne parliamo con il direttore Federico Troletti.

Direttore Troletti, che cosa rappresenta oggi il CaMus per la Vallecamonica?

Il Museo Camuno è prima di tutto un luogo nel quale la comunità può riconoscere la propria storia. Conserva dipinti, sculture, arredi, documenti e reperti archeologici che raccontano secoli di vita culturale, religiosa e sociale della Vallecamonica e non solo. Non vogliamo però che sia percepito soltanto come uno spazio di conservazione, il nostro obiettivo è farne un centro vivo di ricerca, formazione e confronto.

Il direttore del CaMus di Breno Federico Troletti © www.giornaledibrescia.it
Il direttore del CaMus di Breno Federico Troletti © www.giornaledibrescia.it

Come è organizzato il percorso espositivo?

Il museo ha sede nel Palazzo della cultura di Breno, un edificio signorile tardoquattrocentesco appartenuto alla famiglia Federici. Il percorso si sviluppa in dieci sale e in una loggia, seguendo in parte un criterio cronologico e in parte nuclei tematici. Il visitatore incontra testimonianze archeologiche, opere della pittura lombarda dal Quattrocento al Novecento, sculture, intagli, stemmi, ritratti e oggetti legati alla cultura materiale camuna. La sezione archeologica, con alcuni reperti romani e pre romani, è la testimonianza di come la vocazione della Valle per lo studio dell’archeologia era iniziato più di cento anni fa. Il fondatore del museo, infatti, aveva raccolto vari reperti in zona, con l’intento di studiare e le origini dei camuni. Si pensi che in museo ci sono dei reperti in bronzo e anche una porzione di incisioni rupestri con la raffigurazione di cavalieri e una iscrizione.

Quando nasce il Museo Camuno?

Le sue origini risalgono ai primi decenni del Novecento e sono strettamente legate alla figura di don Romolo Putelli, sacerdote, storico e collezionista. Putelli raccolse opere e documenti con l’intento di costruire una memoria condivisa della Valcamonica. Il museo venne inaugurato nel 1923 e inizialmente trovò spazio nella sua abitazione, in piazza Sant’Antonio. Dopo diverse vicende, e diversi anni di esposizione in Municipio, la collezione è stata riallestita nel Palazzo della cultura e il museo ha riaperto al pubblico nel 2009.

Il direttore del CaMus di Breno Federico Troletti © www.giornaledibrescia.it
Il direttore del CaMus di Breno Federico Troletti © www.giornaledibrescia.it

Quali sono le opere più importanti?

Tra i lavori più noti ci sono il Ritratto di Giovanni Battista Cattaneo del Pitocchetto, il Crocifisso di Girolamo Romanino e la Deposizione di Callisto Piazza, proveniente dalla chiesa di Sant’Antonio. Sono presenti anche autori dell’Ottocento e Novecento, tra i quali Giacomo Trécourt, Giuseppe Bertini, Ponziano Loverini, Antonio Guadagnini, Giorgio Oprandi e Francesco Domenighini. Il percorso comprende inoltre due opere di Franca Ghitti, in dialogo con gli oggetti della tradizione camuna.

Come coinvolgete le nuove generazioni?

Da anni collaboriamo con il liceo artistico Golgi di Breno. Studenti e docenti partecipano allo studio e all’allestimento di esposizioni legate agli argomenti affrontati durante i corsi. I ragazzi si misurano con tutte le fasi del lavoro museale, dalla scelta delle opere alla documentazione, dall’organizzazione degli spazi alla relazione con il pubblico. È un modo per far vivere loro il museo da protagonisti e non soltanto da visitatori.

Ci sono novità in arrivo?

Il museo ha ricevuto recentemente una donazione dalla famiglia Gnutti di particolare interesse per la ricostruzione del collezionismo bresciano e per la presenza di artisti rinascimentali in Valle. Si tratta di un dipinto del Cinquecento bresciano raffigurante tre teste, parte di un’opera più grande, che si congiunge perfettamente con altri due frammenti conservati al CaMus. Il Comune di Breno sta inoltre lavorando all’acquisizione di un importante dipinto. Sarebbe un vero e proprio ritorno, perché l’opera era stata realizzata per il territorio, ma nel tempo ha seguito altre strade collezionistiche.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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