È morto a 86 anni Fabrizio Plessi, tra i protagonisti della videoarte italiana e autore di installazioni presentate in musei, biennali e grandi rassegne internazionali. La notizia della scomparsa dell’artista, nato a Reggio Emilia e legato per gran parte della sua vita a Venezia, è stata appresa nella città lagunare.
Plessi aveva costruito il proprio linguaggio artistico mettendo in dialogo tecnologia, luce, acqua, fuoco e memoria, trasformando elementi naturali e forme del passato in immagini elettroniche e ambienti immersivi. Dopo gli studi al Liceo artistico e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove sarebbe poi diventato titolare della cattedra di pittura, dalla fine degli anni Sessanta aveva concentrato la propria ricerca soprattutto sul tema dell’acqua, declinandolo attraverso installazioni, film, videotape e performance.
L’attività
Nel 1973 aveva iniziato a collaborare con il Centro Attività visive di Palazzo dei Diamanti a Ferrara, dove realizzò i primi videotape. Nel 1981 fu invitato al Festival del Cinema di Venezia con «Underwater», mentre la sua opera video venne successivamente presentata al Centre Pompidou di Parigi. Nel 1986 rappresentò l’Italia alla 42esima Biennale di Venezia con «Bronx», una delle opere più significative della sua produzione.
Da allora la sua attività si sviluppò in numerosi Paesi. Nel 2000 realizzò per il padiglione italiano all’Expo di Hannover «Mare Verticale», installazione alta 44 metri, e nello stesso anno rappresentò l’Italia alla Biennale di Kwangju, in Corea. A Venezia, nel 2001, con «Waterfire» intervenne sulla facciata del Museo Correr. Proprio il Correr tornò al centro della sua ricerca nel 2020, quando, durante la pandemia e in occasione dei suoi 80 anni, la città gli rese omaggio con «L’Età dell’Oro». Nello stesso anno Plessi realizzò in piazzetta San Marco un albero di Natale digitale alto dieci metri, formato da 80 monitor Led luminosi.
In città
Tra le città entrate negli ultimi anni nella geografia artistica di Plessi c’è anche Brescia, con la quale l’artista aveva costruito un rapporto particolarmente intenso in occasione dell’anno di Bergamo Brescia Capitale italiana della Cultura 2023.
Per il progetto di Fondazione Brescia Musei «Palcoscenici Archeologici», Plessi aveva ideato la mostra «Plessi sposa Brixia», curata da Ilaria Bignotti e allestita dal giugno 2023 al gennaio 2024 tra il parco archeologico di Brescia romana e il Museo di Santa Giulia. Un progetto preparato in oltre due anni di lavoro e pensato come un vero e proprio incontro tra il linguaggio digitale dell’artista e il patrimonio archeologico e monumentale della città.

Il simbolo più evidente di quel «matrimonio» era il grande anello nuziale luminoso collocato nell’abside di San Salvatore, emblema di fedeltà a se stessi, ai propri valori e alla propria tradizione, ma anche richiamo alla «Brixia Fidelis». Un’opera che condensava il senso dell’intero percorso: preservare il passato senza immobilizzarlo, rileggendolo attraverso i codici e le tecnologie del presente.
Nella Sala delle sculture del Tempio Capitolino Plessi aveva collocato «Capita Aurea», grandi opere multimediali nelle quali le teste bronzee degli imperatori romani sembravano sciogliersi lentamente trasformandosi in oro liquido. Una vanitas contemporanea sul trascorrere del tempo, sulla fragilità della gloria e sulla dissoluzione del potere.

Le Domus dell’Ortaglia ospitavano invece «Underwater treasure», ispirata ai mosaici antichi custoditi nel museo, trasformati digitalmente in maree e onde dorate su fondali neri. Con «Colonne colanti», anche i frammenti architettonici diventavano materia fluida: la monumentalità si scioglieva davanti agli occhi dello spettatore, in una riflessione sulla caducità ma anche sulla necessità di custodire ciò che l’uomo ha costruito.
Particolarmente forte era poi il dialogo con la scultura seicentesca di Santa Giulia crocifissa di Carlo e Giovanni Carra. In «Floating Santa Giulia» Plessi ne aveva riprodotto digitalmente la figura, rendendo fluidi i panneggi e trasformando la scultura in un’immagine in movimento capace di evocare insieme la violenza della storia e la forza della memoria.
Quel rapporto con Brescia non si è chiuso con la fine della mostra. Fondazione Brescia Musei ha infatti acquisito «Floating Santa Giulia» e «Capita Aurea», entrate così nelle collezioni cittadine. Due opere che oggi restano come testimonianza concreta del passaggio di Plessi a Brescia e del dialogo che il maestro della videoarte aveva costruito con la storia della città.



