Le illustrazioni di Michela Nanut fra stelle, «Presagi» e sogni migranti

Dalla mostra dedicata ai giovani migranti ai ritratti delle madri costituenti l’artista camuna si racconta
Ilaria Rossi

Ilaria Rossi

Giornalista

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Michela Nanut e le sue illustrazioni - nanut.jpeg

I trentini ormai la considerano patrimonio loro, e con qualche ragione. Ma l’illustratrice Michela Nanut, nonostante i vent’anni trascorsi a Rovereto, rivendica origini camune e retaggio bresciano. E proprio per un festival della Valle che le ha dato i natali ha di recente realizzato una splendida illustrazione, attingendo ad un immaginario che include libri, montagne e galassie interstellari. Che, come ci ha spiegato lei, sono elementi integranti della sua formazione e sostanza delle sue passioni.

Michela, come è finita dalla Valcamonica al Trentino?

Ho vissuto a Malegno fino a vent’anni, coltivando sin dall’infanzia la passione per il disegno. Dopo l’Università a Bologna, dove ho frequentato Filosofia della Scienza, mi sono trasferita a Rovereto e qui ho cominciato a lavorare come illustratrice. Una carriera che ho portato avanti occupandomi parallelamente di inclusione e sostegno a scuola. I miei progetti illustrati li ho realizzati principalmente in Trentino o per case editrici nazionali, ma la recente chiamata dalla Valcamonica mi ha riempito d’orgoglio.

Per «Il Sentiero Invisibile» di Ponte di Legno ha realizzato una locandina ricca di simboli e poesia. Cosa l’ha ispirata?

Mi hanno guidata alcune richieste: la presenza di una persona ed il riferimento ai libri, alla montagna e all’universo. La fantascienza è una delle mie grandi passioni e mi è piaciuta subito l’idea di poter unire arte e scienza. Mi ha stimolata la volontà di proporre una visione positiva del futuro e non quella necessariamente catastrofica che viene spesso proposta.

Fino al 6 settembre il Mo.Ca a Brescia ospita la mostra «Luna piena», di cui è co-protagonista. Di cosa si tratta?

È l’evoluzione di un lavoro di qualche anno fa, realizzato per Terre des Hommes insieme alla giornalista Claudia Bellante e al fotografo Mirko Cecchi, che hanno documentato le storie di ragazze e ragazzi migranti che hanno trovato assistenza psicologica nei centri di accoglienza di Scicli, Siracusa e Catania. Io mi sono occupata di illustrare quei ritratti, dando forma ai sogni di quei giovanissimi che hanno vissuto degli orrori inenarrabili. La mostra si completa coi lavori di tre artiste tanzaniane, Precious Seronga, Liberatha Alibalio e Annah Nkyalu, che testimoniano la vivace presenza di talenti africani nel campo dell’illustrazione.

La mostra Luna Piena al Mo.Ca
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La mostra Luna Piena al Mo.Ca

Come è stato farsi portavoce dei sogni di chi è sopravvissuto a infanzie lacerate?

È stata un’esperienza traumatica. Ho ascoltato le registrazioni integrali dei loro racconti di traumi atroci. Ma oltre il peso enorme c’era la forza del messaggio che volevamo comunicare. Ovvero che questi ragazzini arrivano in Europa con un bagaglio di sogni grandiosi e ad azzopparli è spesso una società che non sa come aiutarli a realizzarli.

Ci sono storie che l’hanno colpita in modo particolare?

Una ragazzina ha raccontato di essere scappata a un matrimonio combinato in Nigeria e, una volta giunta in Libia, di essere stata rapita e stuprata inseme ad alcune coetanee. Il suo sogno era quello di essere libera di autodeterminarsi, che è poi la promessa dell’Occidente. Poi c’era lui, arrivato a 14 anni dal Gambia con il desiderio di imparare l’italiano per continuare a leggere e studiare. L’ho disegnato su un trono, circondato da torri di libri.

Il suo impegno per il sociale, negli anni, ha assunto anche altre forme...

Per WeWord ho illustrato «Il girotondo delle bambine», un albo da colorare che racconta l’accesso all’istruzione di dieci bimbe del mondo. E nel 2024 ho creato l’immagine ufficiale di Trento Capitale Europea del Volontariato, che successivamente è diventata anche un francobollo.

Hanno il suo tratto anche i volti delle madri costituenti raccolte nel volume «Libere e sovrane. Le donne che hanno fatto la Costituzione», che continua ad avere un grande successo...

Il progetto era nato nel 2016 come una mostra da un’idea dell’Anpi di Rovereto. Le autrici del libro l’hanno poi proposta alla casa editrice Settenove che ha deciso di trasformarla in un albo di cui ho curato le illustrazioni. Dietro c’è un grande lavoro di ricerca iconografica, per cui ho tentato di riprendere le immagini famose dell’epoca, ridefinendole e colorandole con una palette più contemporanea. Con l’obiettivo di interrogare i lettori sul perché si continui a considerare questa vicenda eccezionale.

È questo il valore che attribuisce al suo lavoro?

Il mio obiettivo è usare le illustrazioni per suscitare delle domande. La maggior parte delle mie immagini si presta a qualsiasi interpretazione: l’idea è stimolare chi guarda a raccontarsi una storia. A volte non mi prefiggo di rappresentare qualcosa di specifico: il significato lo dà chi guarda ed è bellissimo ascoltare le differenti interpretazioni. Mi piace stimolare domande, ecco.

Domande che ha tradotto in una mostra itinerante che intitolata «Presagi». In che cosa consiste?

L’idea è proporre delle immagini evocative, lasciate alla libera interpretazione di chi osserva. La mostra è stata ospitata in quattro luoghi in Trentino e ogni volta ha assunto una forma diversa per numero di opere, formato, modalità. Con l’intento di porre un altro interrogativo, più esplicito: quale è il valore di un manufatto d’arte all’epoca della riproducibilità digitale?

La vedremo a Brescia?

Lo spero.

A quali progetti sta lavorando attualmente?

Sono tornata alle origini, all’editoria scolastica, e mi sto occupando per Mondadori di un volume che uscirà questo autunno: un’antologia di letteratura italiana per i ragazzi delle scuole medie. Le mie illustrazioni, in particolare, arricchiranno le sezioni diaristiche e quelle dedicate alle emozioni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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