L’arte di Franco Bettini a Buenos Aires: in mostra le «Composiciones»

Così come il duplicemente stimato medico&fotografo Franco Bettini (1927-1991) di Provaglio d’Iseo passò, via via affinando la sua poetica visiva, dal naturalismo delle Torbiere del Sebino alla fotografia concettuale, anche la nuovissima fondazione a lui intitolata creata il 12 febbraio dal figlio Alessandro, allarga subito i propri orizzonti.
Il primo progetto culturale della «Fondazione Franco Bettini», che oltre a gestirne il vasto archivio (ora digitalizzato, ma di negativi e stampe analogiche) ne promuoverà la memoria artistica, si concretizza nientemeno che a Buenos Aires. All’ambasciata d’Italia, in Avenida del Libertador 2100 della capitale argentina, s’inaugura infatti «Composiciones - Composizioni», la mostra-battesimo del neonato ente; che, accompagnata da catalogo in italiano&spagnolo, verrà più avanti riallestita in altre località del Sudamerica.
La nascita della fondazione
«Da anni cullavo l’idea di una fondazione che gestisse l’archivio di mio padre – ci spiega Alex Bettini –. È mancato 34 anni fa, ma la sua opera ha continuato a vivere e riscuotere consensi critici e di pubblico: ora c’è un’istituzione che darà ulteriore impulso alla memoria e ai materiali della sua arte».
La Fondazione – provagliese per sede (è nell’ex casa dell’autore), ma «senza confini» – ha ovvie radici familiari: ne è presidente Alessandro Bettini; vicepresidente il 24enne figlio Michele; e in segreteria c’è la 20enne figlia Cristina. E, come animatrice critica, Sara Cuccia che sul Maestro ha curato nell’aprile 2024 la tesi di laurea in Storia critica dell’arte «Franco Bettini: composizioni e nature morte di un fotografo amatoriale», poi approfondita nel libro «Franco Bettini fotografo - Dalla natura all’arte» edito da La Quadra.
La mostra argentina
Ed è grazie ai buoni uffici di uno dei componenti del Comitato scientifico, Ugo Rufino, già direttore dell’Istituto italiano di cultura a Cracovia e altri Paesi, che il debutto dell’istituzione provagliese avviene nella prestigiosa cornice italo-argentina dove, tramite Ana Mosqueda direttrice editoriale di Ampersand Ediciones, è stato pubblicato il catalogo bilingue di 104 pagine.
«Non c’è un legame diretto tra l’Argentina e l’opera di mio padre, che pure fotografò anche all’estero, in Norvegia e a Parigi – chiarisce Alessandro Bettini –. Ma qui abbiamo trovato apprezzamento entusiastico del suo lavoro: si sono innamorati della sua arte».
Così a Baires sono molte le immagini esposte che Franco Bettini realizzò, ciascuna dopo prove e studi compositivi accuratissimi in cui la sua alta qualità artistica e professionistica sublimava il giocoso, ma alto, fotografare «amatoriale» (nel senso di pratica per trarre e dare diletto). Oggetti, nature morte, simbolismi e metafore d’un «comporre immagini» via via badando all’essenziale, sino al bianco assoluto. Passi creativi della carriera dietro l’obiettivo che egli alimentò con uguale passione in parallelo a quella medica.
I progetti
E altro già si profila nell’agenda della Fondazione: progetti per Roma, Lecce, San Benedetto Po, Praga... Orizzonti lontani, mai dimenticando la sala espositiva intitolatagli nel 1993 al monastero di San Pietro in Lamosa. Da Provaglio d’Iseo al mondo, per la Fondazione Franco Bettini e il suo nume tutelare fotografico, l’Argentina è solo il primo passo.
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