Si è conclusa nel migliore dei modi, con il ritorno a casa del protagonista, la complicata vicenda che da oltre ottant’anni ha visto coinvolto suo malgrado un prezioso dipinto del Cinquecento bresciano. I Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Monza hanno riconsegnato al legittimo proprietario, la parrocchia di Padernello, «L’allegoria della Fede» di Moretto, illecitamente venduta nel 1944 dall’allora parroco.
Sparizioni e ritrovamenti
Ottant’anni in cui si è consumato un vero e proprio giallo storico-artistico, tra sparizioni e ritrovamenti, immaginette uscite da cassetti polverosi, fotografie e diari fortunosamente rinvenuti, vorticosi giri di copie e copie di copie, fino alle recenti indagini scientifiche ed expertise che hanno messo il punto fermo sulla vicenda: l’opera in possesso di un collezionista bresciano è la stessa che sparì dalla parrocchia di Padernello, nella cui disponibilità, dopo l’ultima sentenza della Cassazione, deve ritornare.
A ricostruire la vicenda, ieri al Museo Diocesano di Brescia dove il dipinto è stato in custodia cautelare dal 2014 e dove resterà esposto per un anno accanto ad un altro dipinto di Moretto, la Pala Giustiniani, sono stati gli stessi protagonisti del recupero: il luogotenente Raffaele Adorante per il Nucleo TPC di Monza, e gli autori della perizia Mario Marubbi, storico dell’arte e conservatore dei Musei civici di Cremona, e Marco Gargano, docente di Fisica per i beni culturali dell’Università di Milano. Con loro Laura Sala della Soprintendenza di Bergamo e Brescia, il vicario episcopale per la cultura Raffaele Maiolini e il direttore del Museo diocesano Mauro Salvatore.

La vicenda
Come tutti i gialli che si rispettino, anche questo si apre con una sparizione. Quella del dipinto con «L’allegoria della Fede» che stava su un altare nella parrocchiale di Padernello. «Era il 1944 e l’allora parroco, per costruire l’oratorio (che poi non fu realizzato) decise di vendere la tela – spiega Marubbi, che ha ricostruito la vicenda – dopo che qualche anno prima due studiosi come Fausto Lechi e Giovanni Vezzoli l’avevano attribuita a Moretto. Nel Seicento, infatti, l’opera era stata inserita in una tela più ampia e in parte ridipinta. L’originale viene recuperato e ceduto ad un collezionista privato, e al suo posto è collocata una copia realizzata da Giambattista Bertelli, poi scomparsa a sua volta».
Tutto pare filare liscio fino al 1998 quando il ritrovamento di una immaginetta raffigurante «La Fede» e la dicitura «Parrocchia di Padernello» mette gli storici dell’arte sulle tracce del dipinto perduto. È lo stesso Bertelli, che documentava sempre il suo lavoro con fotografie e un diario, a svelare la vendita sottobanco (all’epoca dei fatti era già in vigore la legge di tutela dei beni artistici, e il parroco avrebbe dovuto chiedere un benestare) e a fornirne le prove. Ma il dipinto originale non torna alla luce. Chi sa dove si trova, tace.
Il ritrovamento
Si arriva al 2008 quando al Castello di Padernello si organizza una mostra per riportare finalmente al pubblico il dipinto. Il proprietario (nel frattempo si erano compiuti un paio di passaggi di mano) però all’ultimo momento rinuncia al prestito. In mostra arriva una delle varianti morettesche dell’opera, anch’essa di proprietà privata, ma sul catalogo già stampato va la fotografia della «Fede» di Padernello.
Qualcuno allerta i Carabinieri, che in pochi mesi rintracciano il quadro, che nel 2014 viene messo sotto sequestro mentre si aprono i procedimenti penale e civile per la definizione della questione. «Ci tengo a dire che i Carabinieri hanno effettuato una indagine precisa e puntuale, da veri storici dell’arte» sottolinea Marubbi, a cui il tribunale di Brescia ha affidato l’incarico della perizia per determinare la corrispondenza tra l’opera sequestrata e quella venduta 82 anni fa. Grazie allo studio dei materiali e delle tecniche esecutive, a riflettografie e radiografie, sotto i vari strati di pittura e ridipintura gli esperti trovano le stesse «lacune» che presentava l’opera di Padernello così come era stata fotografata dal copista Bertelli.
Il pubblico potrà ammirarla ora al Museo Diocesano di Brescia, e gli studiosi dibattere se sia opera del maestro (suo il prototipo, custodito all’Ermitage di San Pietroburgo), una copia di buona fattura realizzata in bottega, come propende Marubbi, o una derivazione successiva. Quanto ai Carabinieri, invitano chi è in possesso di opere di incerta provenienza, o volesse acquistare un dipinto, «a rivolgersi al Nucleo tutela. Abbiamo una banca dati di oltre un milione di opere illecitamente sottratte – spiega il luogotenente Adorante – e siamo ben contenti di mettere a disposizione la nostra professionalità».




