Dalla cultura del writing alla pittura, passando per la street art concettuale e le sperimentazioni sul web. È il percorso di Elfo, artista toscano classe 1979, protagonista della personale «The show must go home», allestita fino al prossimo 5 luglio a Spazio_Core, in via Marconi 30 a Gussago.
L’artista
Il suo cammino artistico prende avvio quando, appena quattordicenne, si avvicina al mondo dei graffiti. Ben presto, però, il writing tradizionale comincia a stargli stretto. E al centro della sua ricerca e della sua riflessione artistica finiscono il contenuto del messaggio e il rapporto con il contesto, più che la qualità formale del segno. Nascono così interventi essenziali, spesso realizzati con scritte nere e minimali, pensate per interrompere la consuetudine dello sguardo e stimolare una riflessione.

Fabbriche dismesse, ruderi, periferie, cimiteri e supermercati diventano i luoghi privilegiati della sua azione. Spazi marginali, lontani dall’immagine patinata delle città, scelti non per provocazione fine a sé stessa ma perché parti integranti dell’opera. Le frasi di Elfo, spesso ironiche e volutamente spiazzanti, dialogano con questi scenari di abbandono, trasformandoli in occasioni di riflessione sulla società, sul concetto di decoro urbano e sulla stessa arte pubblica. Grazie al suo ruolo di pioniere dell’arte urbana è stato incluso nella mostra «Love Letters to the City» 2024-2027 all’Urban Nation di Berlino.
Negli anni Duemila il suo campo di ricerca si amplia con l’avvento di Internet, che l’artista considera una sorta di «strada del futuro». Il web non si limita ad essere soltanto uno strumento per documentare lavori effimeri e intangibili, ma un vero territorio creativo, nel quale sperimentare performance digitali, interventi di viral art e azioni di sabotaggio comunicativo.
Quadri da ascoltare
Parallelamente, inizia a dedicarsi anche alla pittura, realizzata con acrilici e materiali come il cemento, spesso ispirata a immagini e paesaggi raccolti online e rielaborati in una dimensione fortemente evocativa. E la mostra di Gussago racconta soprattutto questo versante della sua produzione: il lato pittorico, malinconico, esistenziale. Le tele esposte alternano superfici materiche, atmosfere postindustriali e paesaggi sospesi, nei quali la pittura assume un carattere intimo e simbolico. Alcune opere sono accompagnate dalle sonorizzazioni originali del musicista Luca Barbieri, che amplificano il carattere immersivo del percorso espositivo.

Il titolo
«The show must go home», che è anche una scritta gigante vergata sul tetto della galleria, ribalta il celebre motto dello spettacolo che deve continuare e invita a osservare ciò che resta quando il sipario si chiude: frammenti, silenzi, tracce della memoria. La casa evocata dal titolo non è un rifugio, ma uno spazio mentale dove si depositano esperienze, malinconie e rovine interiori. La mostra è visitabile il venerdì, il sabato e la domenica dalle 18 alle 20.30.



