Lo storico dell’arte è un professionista che studia, analizza, tutela e valorizza il patrimonio artistico e culturale. Così secondo la Treccani, così per il MiC. Così in parte per Davide Dotti, dal 2014 firma delle mostre di Palazzo Martinengo. Bresciano di origini, ma in trasferta da quattro anni con la troupe televisiva di Geo per raccontare «I capolavori assoluti» e da settembre «L’Italia Segreta» per la storica trasmissione di Rai 3, condotta da Sveva Sagramola ed Emanuele Biggi.
«Studiare o rendere semplici contenuti complessi non basta. Chi si occupa d’arte oggi deve suscitare interesse, trasmettere passione». La sua, una missione: «L’arte è patrimonio vivo, non materia di pochi. Bisogna far innamorare della bellezza che ci circonda». E un privilegio: «Il mio lavoro mi ha regalato emozioni incredibili. Penso a marzo, a porte chiuse dentro il Cenacolo di Leonardo: per la prima volta è stata concessa una diretta televisiva. Un evento storico che ricorderò per sempre, anche se abbracciare mia figlia la sera non ha eguali» sorride Dotti.

Domani dalle 16.20 su Raitre sarà in diretta dal celebre laboratorio di restauro e conservazione, l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, l’eccellenza dell’eccellenza.
L’Opificio è la Nasa del restauro. Una storia importante che parte dalla Firenze dei Medici e arriva ad oggi. Un luogo in cui si fa sperimentazione e ricerca con la responsabilità di trasmettere al futuro la straordinaria eredità del passato.
Facciamo un passo indietro e torniamo al 2023. Geo le chiede una diretta sulla mostra a Palazzo Martinengo, poi una seconda con il Tiepolo a Verolanuova, fino al contratto per Geo Grand Tour.
Una grande occasione, ma anche un’enorme responsabilità: Geo ha un profilo altissimo e un pubblico interessato. Ogni puntata è seguita da 1 - 1,5 milioni di italiani, a volte anche 2 milioni.
Per raccontare i grandi capolavori della storia dell’arte italiana vuole un metodo diverso: la diretta.
È stata una mia richiesta. La diretta comporta un briciolo di follia, ma è un altro modo di raccontare.
Strategia nuova anche per «L’Italia Segreta»?
Sì, non volevo portare l’arte nella casa degli italiani, ma gli italiani dentro i luoghi dell’arte. E in quelli inaccessibili o poco frequentati, ma fondamentali come La Gypsotheca Antonio Canova di Possagno della puntata di settembre: una perla sconosciuta che conserva oltre 150 gessi delle sculture più importanti del Canova.
E domani svelerà l’Opificio di Firenze, a pochissime persone è permesso entrare. Qualche anticipazione?
Mostrerò la Natività della Vergine di Pietro Lorenzetti, la Madonna con Bambino di Giovanni Bevilacqua, il disegno di Michelangelo per la facciata di San Lorenzo. Portare le telecamere dentro quel backstage estatico, che raramente concedono, significa molto.
Dopo quattro anni di televisione e oltre una ventina di mostre si sente più curatore o divulgatore?
Non considero la televisione una parentesi, ma un’evoluzione fortunata della mia carriera. Geo è stata una porta d’accesso più grande sulla cultura e sull’arte. La Rai riesce ad arrivare a luoghi impensabili: La Venere di Michelangelo, i Bronzi di Riace, il Bernini alla Borghese, la Cappella degli Scrovegni.
Cosa è cambiato, a parte linguaggio, tempi e mezzo, tra il fare arte a Palazzo Martinengo e a Geo?
Sembrano due realtà inconciliabili, ma condividono molto più di quanto si immagini. L’obiettivo è lo stesso: mettere le persone in contatto con la bellezza e aiutarle a comprenderla. La tv mi ha permesso un approccio più diretto e un pubblico più vasto. Ci sono grandi affinità tra il lavoro di curatore e quello del divulgatore.

Progetti all’orizzonte?
Pubblicare un libro per raccontare cosa significa per uno storico dell’arte fare televisione.
L’Italia segreta. E il segreto di Davide Dotti prima di una diretta? C’è un momento particolare?
Quel paio di ore prima, quando ho il privilegio di restare solo in silenzio davanti al David di Michelangelo per esempio. Posso guardarlo negli occhi e instaurare un dialogo con l’opera. Uno stato di beatitudine e gratitudine al limite del mistico.
Un mantra che consiglierebbe a chi si occupa d’arte?
Essere rigorosi, ma non accademici. Autorevoli, ma non professorali. Accattivanti per dare emozioni e passione. La cultura non deve creare distanze, ma avvicinare alla bellezza, uno dei segreti della felicità.



