Il tempo sospeso, proprio della pittura metafisica, ma anche quello immobile ed eterno di un genio che sfugge a classificazioni storiche e interpretazioni univoche. La mostra «Giorgio De Chirico. Un mondo senza tempo», curata da Giordano Bruno Guerri e allestita nelle sale del castello di Desenzano fino al 4 ottobre, indaga la figura mitica dell’arista, protagonista del primo Novecento italiano, la cui influenza attraversa però tutto il secolo.
«Più che svilupparsi secondo una progressione lineare - spiega Guerri -, la sua ricerca artistica prosegue per riemersioni successive, in cui motivi, immagini e soluzioni formali vengono ripresi e trasformati. La pittura di De Chirico si configura così come un campo di tensioni ricorrenti, in cui il rapporto tra indagine e memoria viene costantemente ridefinito».
Organizzata da Il Cigno Arte e dall’Ufficio Cultura del Comune, con il coordinamento di Marilena Mura e il patrocinio della Fondazione Giorgio e Isa De Chirico, la mostra prosegue l’indagine artistica avviata lo scorso anno con l’esposizione dedicata al Futurismo, concentrandosi sul momento chiave del Ritorno all’Ordine. Dopo il trauma della Prima Guerra Mondiale, molti artisti sentirono il bisogno di rallentare, ritrovare equilibrio e tornare a un’idea di bellezza più stabile e riconoscibile. In Italia, questa voglia di concretezza trovò un’importante voce nella rivista dei «Valori plastici», attorno alla quale Giorgio De Chirico fu protagonista.
Il percorso
La mostra propone una ventina di sue opere, provenienti da musei pubblici e collezioni private, tra cui l’«Autoritratto con corazza» (1947, olio su tela, collezione Ovidio Jacorossi), in cui «l’immagine dell’artista – chiarisce Guerri – si palesa in una figura storica e insieme artificiale, e più che rivelare un’identità la teatralizza». Altra opera iconica è «Le Muse inquietanti» (fine anni Quaranta, olio su tela, collezione privata): «qui De Chirico – scrive Riccardo Boni nel catalogo (Il Cigno Arte, 157 pp., 35 euro) –, in pieno pensiero nietzschiano, concepisce la solitudine non come tristezza ma come luogo e condizione indispensabile per l’elevazione dell’anima. Le Muse non sono più inquietanti per chi sa abitare lo spazio metafisico».
In mostra sono esposti anche i bozzetti (del 1934) conservati al Vittoriale per la rappresentazione de «La figlia di Iorio» di Gabriele d’Annunzio. «Lo spazio – spiega Elena Ledda –, privo di presenza umana, non si limita a rappresentare ma sembra interrogare il vedere stesso, si articola come un enigma prospettico: un interno, il quotidiano con tutte le sue sfumature chiaroscurali, che si apre su un esterno, nell’intento di mostrare non continuità ma aspettativa».

Completano l’esposizione due ritratti fotografici originali di Claudio Abate (1972) e Mario Dondero (1960), una selezione di dipinti di artisti del gruppo degil Italiens de Paris, tra cui Alberto Savinio, Mario Tozzi, Filippo De Pisis e Gino Severini, e del gruppo Novecento, rappresentato da Mario Sironi e Achille Funi. Infine, sono esposte due opere di Gino De Dominicis e Mario Schifano, che tra gli anni Settanta e Novanta rendono omaggio a De Chirico, confermandone il ruolo di maestro capace di parlare ancora al presente.
Oltre il tempo
«Le immagini di De Chirico non appartengono a un’epoca precisa – commenta Guerri –, si collocano in una dimensione in cui passato e presente coesistono senza gerarchia, riattivandosi continuamente. È in questa persistenza che la sua opera continua a esercitare una forza di resistenza e attrazione, mantenendo aperta una zona di ambiguità che sfugge tanto alla classificazione storica, quanto a un’interpretazione univoca».
La mostra si può visitare da martedì a giovedì dalle 9.30 alle 12.30, e da venerdì a domenica e festivi dalle 9.30 alle 18.30. Biglietto intero 15 euro, ridotto 7 euro. Per maggiori informazioni si può contattare l’Ufficio Cultura (tel. 030-9994161) il Castello (tel. 337-1425116) o consultare il sito www.comune.desenzano.brescia.it.



