Anita Molino: «Porto avanti il mio manifesto contro i libri inutili»

Alla Microeditoria di Chiari torna la fondatrice della casa editrice Il Leone Verde, da 30 anni protagonista dell’editoria indipendente
Ilaria Rossi

Ilaria Rossi

Giornalista

Anita Molino ha fondato Il Leone Verde nel 1997
Anita Molino ha fondato Il Leone Verde nel 1997

Il suo è un manifesto contro i «libri inutili» e una battaglia a favore di quelli che invece fanno la differenza, a partire da due stagioni della vita complementari e connesse: la maternità e la primissima infanzia. Anita Molino è fondatrice, col marito Fabio Tizian, de Il Leone Verde, avventura editoriale torinese che si appresta a compiere trent’anni. Ventiquattro dei quali condivisi con la Microeditoria, che ha accompagnato fin dalla nascita e tornerà ad arricchire quest’anno coi suoi albi e i suoi volumi. L’abbiamo intervistata per farci raccontare cosa significhi fare scouting, resistere sul mercato e difendere la bibliodiversità.

Anita, quanto della sua storia c’è nei libri che pubblica?

Le nostre scelte editoriali sono sempre state motivate da una spinta personale. La collana «Il bambino naturale» è nata quando sono diventata madre e mi sono resa conto che i genitori sono spesso lasciati soli. L’evoluzione naturale è stata la fascia 0-6 anni. Proust diceva che la lettura comincia con un braccio intorno alle spalle e condividere le storie coi bambini fin dalla nascita significa gettare i semi per i lettori di domani. Io lo considero il mio personale manifesto contro i libri inutili.

Nel 2013 avete pubblicato il primo libro di Maura Gancitano, oggi seguitissima. La sensazione è che spesso siano i piccoli editori a far emergere i grandi nomi. È così?

Nel caso specifico di Maura Gancitano, nel 2013 era una ragazza timidissima che con noi pubblicò il libro «Igiene e cosmesi naturale». Oggi è totalmente cambiata e non mi prendo quindi il merito di averla scoperta. È invece vero che molti miei colleghi hanno scoperto grandi scrittori che poi sono stati rubati da colossi come Mondadori, Rizzoli o Feltrinelli. I grandi gruppi sono più forti, offrono condizioni economiche migliori e gli autori se ne vanno. Sono pochissimi quelli che rimangono fedeli.

Nel 2027 il Leone Verde compirà trent’anni. Cosa ha imparato e cosa la preoccupa?

In trent’anni ho imparato una cosa fondamentale: a non arrendermi mai. Festeggiamo con una scommessa folle, che presentiamo a Chiari: la collana di poesia illustrata «Bagliori». Se la letteratura vende poco, figuriamoci la poesia. Eppure volevamo regalarci due albi splendidamente illustrati per ridare potenza alle parole attraverso le immagini, da usare anche nelle scuole, dove la poesia è spesso negletta. Ho sempre lo stesso entusiasmo. Continuo a guardare in prospettiva, a creare nuovi albi, e sono sempre felice quando vado alla Microeditoria.

Alcuni libri de Il Leone Verde
Alcuni libri de Il Leone Verde

A proposito di futuro, le nuove tecnologie sono una minaccia o un’opportunità?

Non bisogna nascondersi dietro un’ovvietà: nel campo editoriale l’intelligenza artificiale ha già portato via tantissimo lavoro a redattori e traduttori. Ormai molti traducono con l’IA e un redattore si limita a rivedere il testo. Si sostituisce la professionalità umana facendo le cose velocemente e spesso male. Confido che la qualità alla fine vinca e che gli editori non abbandonino le buone prassi per inseguire strade facili che rischiano di rendere i libri tutti uguali.

In sostanza che cosa serve oggi a un piccolo editore per sopravvivere?

Avere un catalogo strutturato e un’identità forte è fondamentale. Non bisogna farsi tentare dalle mode facili e si deve rifuggire l’editoria a pagamento. Ma la vera chiave è che bisogna investire per migliorare la produzione, scegliendo bravi illustratori, bravi autori e bravi comunicatori. Altrimenti non è un mestiere, è il lavoro della domenica. Dobbiamo distinguere chiaramente chi fa editoria di mestiere da chi la fa per hobby. Chi la fa per hobby non è destinato a sopravvivere; in questo settore bisogna investire risorse e professionalità, esattamente come in qualsiasi altro lavoro.

C’è un libro a cui è più legata fra quelli che avete in catalogo? E c’è un volume che avrebbe tanto voluto pubblicare, ma che le hanno strappato?

Avendo in catalogo 438 libri vivi diventa difficile sceglierne uno, ma posso dire quale ha trasformato di più la vita ai lettori: sicuramente «Sono qui con te» di Elena Balsamo. È un testo molto poetico e bello in cui lei, che è una pediatra e madre di tre figli, racconta la maternità prendendo esempio anche da ciò che si è ereditato dalle altre culture. Se devo guardare invece ai rimpianti, oggi che i miei interessi si concentrano molto sui libri illustrati per l’infanzia, mi è dispiaciuto moltissimo perdere i libri del maestro giapponese Katsumi Komagata. Gli sono stata molto dietro, ma alla fine è stato preferito un altro editore. Fa parte del mestiere, ma mi è dispiaciuto parecchio.

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