Ironica, affettuosa, sensibile, di classe. Potremmo riempire mille righe per Drusilla Foer che sul palco dell'Ariston ha portato tanta misura e profondità. Peccato aspettare fino alle 1.35 per sentirla parlare di diversità e unicità.
Drusilla parla non tanto di generi, di fluidità - "non voglio ammorbarvi a quest'ora - va ancora più alla radice. Parla delle persone e lo fa in modo poco convenzionale, fornendo anche un metodo pratico.
Prendere per mano tutte le cose belle che compongono la persona e portarle in alto, esclamando: "che figata". Si dipana un inno all'empatia, alla gentilezza, soprattutto all'ascolto. "Sono una persona molto fortunata a essere qui, ma date un senso alla mia presenza su questo palco e tentiamo insieme l'atto più rivoluzionario che c'è,
l'ascolto di se stessi, delle nostre unicità, per essere certi che le nostre convinzioni non siano solo delle convenzioni, facciamo
scorrere i pensieri in libertà, senza pregiudizio, senza vergogna, liberiamoci dalla prigionia dell'immobilità". Solo così, dice Drusilla, si può cogliere l'altro, senza pregiudizio, vergogna, liberandosi dall'immobilità. E poi, nel suo smoking, finalmente canta. E che voce e che cuore. Quanto ci è piaciuta Drusilla. E sono scrosci di applausi.