Cucina

L’«arte» del toast nella vetrina social di Happy Toastino

La pagina Instagram ha compiuto sei anni e racconta la la bellezza di un pasto che, nella sua semplicità, è diventato oggetto di culto
Alessia Tagliabue
Un toast
Un toast

Per anni scelta di ripiego, pasto di chi «non aveva tempo», o classica merenda tappabuco per placare parzialmente la fame prima di una serata fuori: a celebrare la bellezza intrinseca di un pasto che, nella sua semplicità, è invece diventato oggetto di culto ci pensa ogni giorno su Instagram la pagina Happy Toastino.

Toast al mare o in montagna, con poco formaggio o splendide creazioni filanti, con pane bianco o abbrustolito, in elaborati brunch cittadini o sul balcone di casa: ogni giorno la pagina reposta le fotografie degli utenti, specificando la data, il luogo e dando un titolo all’opera di quella che online si definisce «Toastart». Ecco allora «un toastino d’asporto su vassoietto in carta dopo un tuffo in mare a fine ottobre, Barcola 2026», seguito da «toastino abbrustolito di Montagna, Renon 2026» ma anche da un «toastino gonfio e appetitoso oltreoceano, Rio de Janeiro 2026».

Tra gli scatti – da non guardare assolutamente a stomaco vuoto – fa capolino anche Brescia. Gli utenti propongono «un toastino cotto e fontina su tovagliolo rosso» del locale Da Matti di via Ferramola, in città, qualcuno da Salò suggerisce «Toastini notturni, anche cose buone» e sono più di una le fotografie che celebrano gli iconici toast di Caffè Gramsci.

La pagina, che conta oggi oltre 8mila follower, ha festeggiato il suo sesto compleanno il 28 maggio scorso con una carrellata di fotografie filanti con candeline accese infilate nei toast. Qualcuno ha commentato con un diktat: «se mi ami, portami un toast».

Dopo anni di elaborato food porn digitale, ricette complesse e creator che, come i mukbang, ci invitano ad ammirarli durante le abbuffate, ecco quindi la rivincita dello snack. Due fette di pane, formaggio e prosciutto (ma non mancano le opzioni veg e quelle con il tonno): un pasto semplice quindi, sì, ma fatto bene. Riducibile solo ad una scelta pratica? Forse, ma forse no. Il culto di un pasto nato per semplificarci la vita oggi strizza l’occhio all’estetica, alla varietà di sapori e diventa un’opzione cool proprio in virtù della sua semplicità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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