Cucina

Sembra, ma non è: dove assaggiare la frutta realistica a Brescia

I più incuriositi che affollano le pasticcerie sono i giovanissimi, interessati a fare dei reel da pubblicare sui social. Dietro c’è un grande lavoro, ogni «frutto» costa circa 10 euro
Limone, fragole e mele sembrano veri, ma sono dolci
Limone, fragole e mele sembrano veri, ma sono dolci

Sembra frutta, ma non lo è. Fragole, fichi o pesche dall’aspetto quasi indistinguibile da quello dei frutti appena raccolti sono, in realtà, dolci. La frutta realistica, esplosa come fenomeno virale sui social, ha invaso anche le pasticcerie bresciane. E c’è chi sostiene che stia ormai superando la fase della semplice moda: dove è buona – e non solo bella e instagrammabile – si sta trasformando in una proposta stabile, tanto da spingere i professionisti a sperimentare varianti sempre nuove. Il boom passa soprattutto dai reel, quelli in cui il celebre pasticciere francese Cédric Grolet crea frutti (e fiori) perfetti, li taglia e li assaggia davanti alla telecamera. Ma l’idea di ingannare l’occhio - modello trompe-l’oeil - viene da lontano.

Il mirtillo realizzato dal famoso pasticciere Cédric Grolet
Il mirtillo realizzato dal famoso pasticciere Cédric Grolet

Molto prima dei social c’era già la frutta martorana, a base di pasta di mandorle, con le sue piccole arance, mele e limoni e una storia secolare nata in Sicilia.

Nella pasticcerie di Brescia

Nel Bresciano, una quindicina di anni fa, è poi spuntata la ciliegia firmata Iginio Massari. Sirani ha fatto della fragola lucidissima uno dei suoi dolci riconoscibili. E oggi pistacchi, arachidi e altri frutti si moltiplicano nelle vetrine: Bruno Andreoletti, in corso Cavour, in città, li mette in bella mostra sotto campane di vetro.

Il limone del pasticciere bresciano Bruno Andreoletti
Il limone del pasticciere bresciano Bruno Andreoletti

«Abbiamo mango, fragola, lampone, pesca, pera, mela verde, arachide, che è la più virale, pistacchio, chicco di caffè, fava di cacao e limone, che in verità ho sempre fatto – racconta Andreoletti –. È successo un po’ come con i macaron: all’inizio la frutta realistica non se la filava nessuno, oggi ne vendo un’ottantina di pezzi al giorno a Brescia e poco meno a Offlaga». Appena comparsi, questi frutti si mangiavano soprattutto con gli occhi. E con lo smartphone. I primi a innamorarsene sono stati i giovanissimi, trascinati dai social e dalla voglia di replicare il rito visto nei reel: inquadratura giusta, lama che affonda, guscio che si rompe, assaggio.

«Li distruggevano con il coltello per fare il video e poi non li mangiavano nemmeno», racconta il pasticciere. Da alcuni mesi, però, qualcosa sta cambiando. La frutta realistica viene acquistata da persone di tutte le età: c’è chi la sceglie a colazione, chi a merenda e chi la porta a tavola come dessert del pranzo della domenica.

La frutta realistica di Andreoletti
La frutta realistica di Andreoletti

E se fuori può sembrare tutto facile, dentro c’è parecchio lavoro: «Il cuore è un cubettato di frutta fresca spadellata, poi c’è la bavarese che riprende il gusto del frutto e infine la pellicola croccante di cioccolato – spiega –. Servono cinque o sei passaggi e molto più lavoro rispetto a una normale monoporzione». Il prezzo, da Andreoletti, è di 9 euro l’uno: «Può sembrare tanto – osserva Andreoletti –, ma non è un prodotto che garantisce un grande margine di guadagno».

Carlotta Filippini del Dolce Angolo di Rezzato
Carlotta Filippini del Dolce Angolo di Rezzato

Copione simile al Dolce Angolo di Rezzato, dove Carlotta Filippini un anno fa ha cominciato con lamponi e arachidi. «All’inizio non andavano – racconta –. Poi sono arrivati i ragazzini e adesso li ordinano un po’ tutti». Il risultato è che, alla riapertura dopo le ferie, la proposta si è allargata e sono spuntati anche banana, fico, mirtillo e chicco di caffè.

Limone, fragole e mele sembrano veri, ma sono dolci
Limone, fragole e mele sembrano veri, ma sono dolci

Facili da fotografare, molto meno da preparare. Lo conferma la pasticciera: «Al centro – spiega la pasticciera – c’è la composta del frutto oppure il pralinato, se si tratta di frutta secca. Poi vengono la mousse e, in alcuni casi, anche il pan di Spagna. Tra una fase e l’altra ci serve un giorno e mezzo». Prima di finire in vetrina devono anche passare dal gelo: «Per toglierli dallo stampo devono essere a -40 gradi. Poi li avvolgiamo nella glassa di cioccolato, che dà la croccantezza, e li decoriamo con l’aerografo». Il prezzo, al Dolce Angolo, va dai 10 ai 12 euro.

E il fenomeno si è allargato a tal punto che anche l’industria ha fiutato l’affare, mettendo in commercio preparati specifici. Filippini, però, mette un paletto: «Noi siamo contrari. Solo se sono davvero buoni i clienti li comprano». La pensa allo stesso modo Andreoletti: «È una proposta che si sta consolidando. Sono curioso di vedere dove arriveremo. Forse continuerà a produrli solo chi li fa bene». Perché il reel può far scattare la curiosità. Ma, passato l’effetto wow, a decidere resta il palato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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