Cronaca

Commercio in centro, Quaresmini: «Chi viene dalla provincia è escluso»

La presidente di Confesercenti critica il «modello San Faustino» del progetto della Loggia: «Non siamo stati coinvolti, parcheggi e accessibilità fondamentali per i negozi»
Un negozio del centro di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Un negozio del centro di Brescia - © www.giornaledibrescia.it

«Prendiamo atto della decisione sul centro storico, presa senza che prima ci sia stato un confronto pragmatico con chi il commercio lo anima e lo rappresenta». La critica al «metodo San Faustino» arriva da Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti della Lombardia Orientale e Lombardia, che il progetto presentato dal Comune lo ha visto arrivare come un fulmine a ciel sereno.

Come valuta l’idea della Loggia?

Accoglieremo o meno positivamente il progetto quando avremo un quadro d’insieme dettagliato, non essendo noi stati consultati prima della decisione. Al momento non siamo né favorevoli né contrari, ma deve essere chiaro che ogni cambiamento che può portare benefici in termini di estetica e vivibilità, ha ripercussioni economiche sulle attività commerciali che hanno investito in queste aree.

La presidente Barbara Quaresmini
La presidente Barbara Quaresmini

Togliere i parcheggi di certo non va a beneficio dei negozi.

Per sostenere il commercio è fondamentale garantire un afflusso significativo di consumatori, che possano raggiungere facilmente negozi e attività. Siamo quindi lontani dal pensare che tutto debba ricadere sotto le Ztl, soprattutto se queste non sono supportate da un’adeguata disponibilità di parcheggi, e in questo senso quello di piazza Vittoria è vitale, e soluzioni per l’accessibilità. Il turismo e i residenti in città da soli non sono sufficienti a sostenere il tessuto commerciale urbano. Con questo progetto il grande escluso è il cittadino della provincia.

Cosa proponete per sostenere il commercio?

Abbiamo presentato una proposta di legge nazionale per contrastare la desertificazione commerciale. Oggi infatti il commercio non può più sostenersi da solo: servono strumenti come le Zone economiche speciali, fondi dedicati e un osservatorio. Abbiamo raccolto oltre 50mila firme e chiediamo alle istituzioni di trasformare le proposte in interventi attuabili, perché quando si spengono le vetrine si spegne anche la città, con conseguenze sicurezza e socialità.

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