Volontaria bresciana bloccata in India: «Proverò a passare dalla Cina»

In India e in altri paesi dell’Asia era già stata. Viaggi bellissimi, esperienze profonde e spirituali, uniche nel loro genere. Ma quella di quest’anno è stata un’avventura completamente diversa, un viaggio all’insegna del volontariato in uno degli Stati più poveri dell’India, l’Andhra Pradesh. Ma per la 47enne di Pontoglio Francesca Seghezzi – come per tanti altri bresciani e italiani in questi giorni complicati – il viaggio, che avrebbe dovuto concludersi il 2 marzo, si è trasformato in una sorta di prigione. Perché l’educatrice e artista bresciana, nonché vicepresidente dell’associazione no profit «Nevè Shalom nel Mondo Odv», con lo scoppio della guerra in Iran, è rimasta bloccata a causa del volo cancellato. Volo Emirates che, come tanti altri, avrebbe dovuto fare scalo a Dubai.
«Ci sono alcuni voli con Lufthansa che fanno scalo a Francoforte, in Germania – spiega la bresciana –, ma o sono pieni o troppo costosi, anche 1.700 euro. È la prima volta che desidero tornare a casa dalla mia famiglia, che ovviamente sta vivendo ore di grande preoccupazione».
Il viaggio della speranza
E, nonostante la paura e l’ansia, ora una via di fuga penso di averla trovata – continua –, anche perché in questo momento non riesco a parlare né con la compagnia aerea né con la Farnesina. Ma soprattutto qui, tra le capanne, non ci sono molte agenzie dei viaggio. Dunque partirò da Vijaywada in direzione di Hyderabad (sono circa 7 ore di pullman), dove prenderò un aereo per Bangkok. Dopo due giorni, con la China Eaestern Airlines andrò a Shanghai e infine tornerò a Milano il 12 marzo. Questo se tutto andrà bene. Spero che la mia esperienza possa aiutare altri nella mia situazione».
La sua esperienza di volontariato
Francesca è partita per l’India il 9 febbraio. Anche ora si trova a a Vijayarai, un piccolo villaggio molto povero nel distretto di Eluru. «Al momento sono ospite nella casa accoglienza fondata da un frate cappuccino in collaborazione con l’associazione – spiega Francesca attraverso dei messaggi su WhatsApp, impossibile sentirci perché il campo non è buono –. Come è nata questa avventura? Grazie all’aiuto di parenti e amici ho raccolto una piccola somma e ho organizzato la distribuzione di cibo in alcuni villaggi poveri e in un paio di collegi della zona, tra cui quello dei bambini sordomuti che le suore hanno accolto. Qui i bambini possono studiare e provare a diventare indipendenti. Insieme ad Anna e a Franco, due signori della provincia di Bergamo, abbiamo organizzato un medical camp dove vengono date le cure base e fatti esami gratuiti».
Ma Francesca non si è limitata a questo. Ha camminato per le strade di Vijaywada «offrendo pochi soldi ai poveri - conclude –. L’India è immensa e la povertà è assurda. È difficile: è polverosa, sporca, caotica eppure il sorriso di queste persone, ti fa innamorare di questo Paese. In alcuni momenti temevo che il mio cuore non reggesse tante emozioni. Nella scuola dei bambini sordomuti, in un silenzio che devasta l’anima, i loro sorrisi e i loro abbracci ti riempiono il cuore di emozioni e di gioia».
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