«Se prendiamo una bottiglia d’acqua sporca e la vuotiamo rimane il vuoto. Se invece pian piano ci facciamo entrare dell’acqua pulita, alla fine il liquido si rinnova tornando limpido». Così don Raffaele Licini. L’analogia per descrivere il lavoro svolto in quarant’anni dalla cooperativa «Ai Rucc e Dintorni» di Vobarno, nata nel 1985 e diventata nel tempo un punto di riferimento per il recupero delle persone alle prese con le dipendenze.
L’incontro
Una trentina i presenti all’incontro, una delle tappe organizzate per celebrare l’anniversario. Per l’occasione gli operatori Giovanni, Alessandro ed Emanuele hanno accompagnato i partecipanti nella visita agli spazi produttivi, raccontando le attività in corso e i progetti futuri. Accanto ai risultati, però, non mancano i problemi quotidiani: le nuove forme di dipendenza, sempre più difficili da intercettare, e le norme che spesso accomunano una piccola comunità come quella vobarnese a strutture molto più grandi, imponendo requisiti complessi da rispettare.

Presenti il deputato Gianantonio Girelli («senza di voi lo Stato non riuscirebbe a fare lo Stato e non potrebbe garantire il diritto ad essere sostenuti in caso di difficoltà»), il consigliere regionale Floriano Massardi («qui il lavoro diventa riscatto e speranza»), l’ex consigliere regionale Giorgio Bontempi, che ha invitato a cogliere anche gli aspetti positivi delle novità legislative, il presidente della Comunità montana Giovanmaria Flocchini, che ha ricordato come l’ente fa tutto il possibile per dare sostegno alla cooperazione sociale in valle. Fra gli altri anche il sindaco di Vobarno Paolo Pavoni insieme ad alcuni colleghi.
Le testimonianze
Particolarmente sentite le testimonianze di James ed Enrico, ospiti della struttura, che hanno raccontato il proprio percorso di rinascita: «Senza questa struttura difficilmente saremmo riusciti ad intraprenderlo».
«Chi fatica lancia dei messaggi e questi messaggi ci aiutano a diventare migliori», ha ricordato don Licini, il fondatore della cooperativa, che solo da un anno ne ha assunto anche il ruolo di presidente. In quattro decenni sono passate dalla comunità circa quattrocento persone. Una realtà volutamente piccola, con un massimo di dodici ospiti, in cui il lavoro continua a rappresentare uno strumento fondamentale del recupero.
Mucche, cavalli, produzione di formaggi, attività estiva in malga a Valdaone, apicoltura, oltre 1.200 ulivi e un piccolo frantoio interno sono alcune delle attività che accompagnano il percorso degli ospiti. E quarant’anni dopo, quella bottiglia continua lentamente a riempirsi di acqua pulita.



