La crisi politica che ha scosso Vezza nell’ultimo mese è approdata in Consiglio comunale, dove il sindaco Paolo Gregorini, l’ex vice Elena Bonavetti e il consigliere Martino Zampatti hanno ricostruito, davanti a una platea inusuale, le ragioni della frattura. Un confronto dai toni netti, a tratti crudi, dai quali è emersa la sfiducia di Bonavetti e Zampatti nei confronti del primo cittadino, con la minoranza che ha aperto le porte ai due per una possibile collaborazione. Sullo sfondo la nomina del nuovo segretario comunale Silvia Bianchi.
Nessun passo indietro
Ad aprire la seduta è stato il primo cittadino, che ha comunicato la nomina di Gianluca Clauser come vicesindaco e assessore al Bilancio e ha rassicurato sulla continuità amministrativa. «Il gruppo di maggioranza – ha detto – finché disporrà dei numeri non intende compiere alcun passo indietro rispetto all’attuazione del programma. Tutto quanto realizzato è stato preventivamente discusso e condiviso in maggioranza. Sono consapevole che la fase attuale rappresenti un momento di difficoltà, ma è al contempo un’opportunità per chiarire con fermezza le nostre posizioni e proseguire con un rinnovato slancio».
Divergenze profonde
Dura la lettera di dimissioni letta da Bonavetti, per una decisione maturata «con profonda sofferenza ma con assoluta fermezza, determinata da gravi e non più sanabili divergenze di natura personale, istituzionale e metodologica con il sindaco. C’è stata progressiva perdita della fiducia, atteggiamenti volti alla prevaricazione e modalità relazionali dal carattere intimidatorio». L’ex vicesindaca resterà in Consiglio per completare alcuni progetti seguiti personalmente, tra cui quello con il parco dello Stelvio.
Ancora più duro l’intervento di Zampatti, che ha ricondotto le dimissioni a divergenze profonde con il sindaco sul modo di amministrare. «Contesto una gestione troppo accentrata – ha rimarcato Zampatti –. C’è un sistema che non si riesce a scardinare e bisogna adeguarsi a quello che alcune famiglie vogliono, con invidie e ripicche, cose che non mi appartengono. Il nostro era un gruppo valido ma non è stato sfruttato perché gestito male dal sindaco. Io sono stato eletto a Vezza, non in Nord Corea: penso che la scelta migliore fosse accompagnare il Comune alle elezioni del 2027».
Dall’opposizione
Dal canto loro, le minoranze hanno ironizzato sul «palazzo di vetro parecchio offuscato», precisando che il Consiglio è la sede per discutere e aprendo ai due fuoriusciti per una «collaborazione nel rispetto delle rispettive idee politiche».



