Cronaca

Verziano, la garante dopo la morte della 20enne: «Sconfitta del sistema»

Secondo Carminati nulla faceva pensare a un gesto del genere: «In questi giorni ho toccato con mano il clima di dolore che si respirava tra le detenute»
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

L'ingresso della casa di reclusione di Verziano
L'ingresso della casa di reclusione di Verziano

L’epilogo era probabilmente già scritto dopo che per quasi mezz’ora il suo cuore aveva smesso di battere. Si era ripresa, ma le condizioni erano rimaste drammatiche e ieri sera è giunta la notizia del decesso.  Non è sopravvissuta la ragazza bresciana di soli 20 anni che venerdì aveva tentato di togliersi la vita a Verziano.

«In questi giorni sono stata nell’istituto e ho toccato con mano il clima di dolore che si respirava tra le detenute» è il commento di Arianna Carminati, garante dei detenuti di Brescia. «Nulla, almeno da quello che mi è stato raccontato, aveva fatto pensare a un gesto del genere. La ragazza la mattina aveva partecipato alle attività sportive con le altre detenute. Il personale quando la compagna di cella l’ha trovata a terra è intervenuto con grande impegno, ma purtroppo la situazione era già molto, molto grave» aggiunge Carminati.

La ventenne era entrata in carcere da pochi giorni. Si trovava infatti in esecuzione penale esterna e sottoposta agli arresti domiciliari, ma non era stata trovata durante un controllo e per questo la sua posizione era stata aggravata con il trasferimento a Verziano. «Probabilmente c’erano fragilità che andavano oltre il fatto stesso di trovarsi in carcere. Ogni suicidio è però una sconfitta del sistema e della società» è il pensiero della garante dei detenuti.

I suicidi in carcere

Per Brescia è il secondo suicidio in carcere nel giro di pochi mesi. A giugno a Canton Mombello si infatti era tolto la vita un ragazzo indiano di 23 anni, arrestato due giorni prima con l’accusa di aver molestato quattro 13enni in un parco acquatico. A livello nazionale salgono invece a 57 i suicidi in carcere in questo 2026.

«Un numero impressionante che restituisce la dimensione di una strage silenziosa e impone alla politica e alle istituzioni di superare ogni inerzia» spiega l’avvocato bresciano Andrea Cavaliere, componente della giunta nazionale delle Camere penali. «Occorre restituire centralità alla persona, alla sua dignità e alla funzione costituzionale della pena. Il carcere – conclude Cavaliere – non può essere un luogo in cui si entra per scontare una pena e si finisce per morire».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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