Come se il caldo di questa estate non fosse già abbastanza, nei giorni scorsi il forte vento in quota ha strappato e spostato una parte consistente dei teli geotessili posati sul ghiacciaio Presena a giugno per rallentare la fusione estiva. Il risultato è che, proprio negli ultimi e caldissimi giorni di agosto, ampie porzioni di ghiaccio sono rimaste nuovamente esposte all’irraggiamento solare.
La speciale «coperta» viene stesa ogni anno all’inizio dell’estate e dal 2008 è uno degli interventi simbolo per contenere la perdita di neve e ghiaccio. Ma quest’anno l’incidente arriva in una stagione particolarmente difficile per tutto l’arco alpino, già provato da temperature eccezionali e da una scarsa stagione invernale di accumulo nevoso.
Sull’Adamello, secondo i dati diffusi nelle scorse settimane, tra il 2023 e il 2025 il ghiacciaio del Mandrone ha perso in media 88 metri di fronte ogni anno, mentre nell’inverno 2025-2026 l’accumulo nevoso è risultato tra i peggiori. Più in generale, sulle Alpi la superficie glaciale si è ridotta del 39% dal 2000 al 2026, mostrando segnali preoccupanti.
Il vento forte ha quindi aggiunto un nuovo problema a un quadro già fragile: senza i teli, anche pochi giorni di sole intenso possono accelerare la fusione, in un’estate in cui lo zero termico è oltre quota 4.000 metri.



