Una giornata di scioperi, manifestazioni e pesanti disagi in tutta Italia. Venerdì 16 ottobre studenti e lavoratori della scuola sono scesi in piazza in numerose città per protestare contro le politiche del Governo, mentre nel Sud del Paese è entrata nel vivo la mobilitazione degli autotrasportatori contro il caro carburanti. Difficoltà anche negli aeroporti, dove allo sciopero del comparto aereo si sono aggiunti i problemi tecnici alla rete di trasmissione dati di Enav, con ritardi e cancellazioni dei voli. Una giornata segnata anche da momenti di tensione tra manifestanti e forze dell'ordine, soprattutto a Torino, Bologna e Roma.
Studenti in piazza
La protesta della scuola ha portato migliaia di studenti nelle strade delle principali città italiane. Al centro della mobilitazione, denominata anche «No Meloni Day», le richieste di maggiori investimenti nell'istruzione, le critiche ai provvedimenti del ministro Giuseppe Valditara e l'opposizione all'aumento delle spese militari.
A Torino si sono registrati gli episodi più violenti. In piazza Castello, davanti alla Prefettura, alcune centinaia di manifestanti si sono staccate dal corteo e hanno lanciato pietre, bottiglie, bastoni e petardi contro le forze dell'ordine. Gli agenti hanno risposto utilizzando idranti, lacrimogeni e cariche di alleggerimento. Dopo i momenti di tensione, la situazione è tornata alla calma e i manifestanti sono stati allontanati verso via Po. Durante il corteo è stato anche incendiato un carro armato di cartone, in segno di protesta contro la guerra e il riarmo.

Tensioni anche a Bologna, dove un gruppo di studenti ha tentato di entrare nella stazione ferroviaria, trovando gli agenti schierati in tenuta antisommossa. Ne sono seguiti momenti di contatto, con lanci di bottiglie e fumogeni e una carica della polizia. Nel corso della mattinata alcuni manifestanti erano inoltre riusciti a entrare nella sede dell'Ufficio scolastico regionale, rompendo una vetrata.
A Roma, dove secondo le forze dell'ordine hanno partecipato al corteo oltre 5mila studenti, un gruppo ristretto di manifestanti con il volto coperto ha lanciato bottiglie, petardi e bombe carta, oltre a svuotare estintori in direzione del dispositivo di sicurezza. La Questura ha fatto sapere che gli episodi sono stati documentati dalla Polizia Scientifica per consentire l'identificazione dei responsabili. La manifestazione si è poi conclusa a Testaccio, davanti alla Città dell'Altra Economia, con un appuntamento fissato per venerdì 23 ottobre per proseguire la mobilitazione.

Manifestazioni si sono svolte anche a Milano, Firenze, Genova e Cagliari. Nel capoluogo ligure alcuni studenti hanno esposto a testa in giù sagome raffiguranti la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro Valditara, lanciandovi contro delle uova. A Firenze sono scesi in piazza oltre duemila ragazzi, mentre a Milano sono comparsi striscioni con le immagini di esponenti del Governo capovolte.
Gli autotrasportatori
Un altro fronte della mobilitazione riguarda gli autotrasportatori, che protestano contro l'aumento dei prezzi del gasolio e dei costi di gestione. Presidi e rallentamenti si registrano soprattutto in Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia, dove alla protesta dei camionisti si sono affiancati anche agricoltori e allevatori.
In Sicilia la mobilitazione è iniziata nella notte, con un presidio davanti al porto di Palermo. Una cinquantina di imprenditori dell'autotrasporto si sono riuniti nei pressi del varco Santa Lucia, mentre numerosi mezzi pesanti sono rimasti fermi. La protesta è destinata a proseguire fino a martedì 20 ottobre.

Situazione difficile anche in Calabria, dove sono stati organizzati numerosi presidi in prossimità degli snodi stradali e logistici più importanti, tra cui l'aeroporto di Lamezia Terme, il porto di Gioia Tauro e gli svincoli dell'autostrada A2. I camion si sono posizionati ai lati delle carreggiate, provocando restringimenti e rallentamenti.
In Basilicata, lungo la statale 106 Ionica, circa cento tir hanno ostacolato il transito dei mezzi pesanti nei pressi di Scanzano Jonico, garantendo comunque il passaggio di automobili, autobus e mezzi di soccorso.
Gli autotrasportatori chiedono interventi urgenti per ridurre il costo del carburante e sostenere un settore che denuncia difficoltà economiche sempre maggiori. Cresce intanto la preoccupazione per le possibili ripercussioni sulla distribuzione delle merci e sugli approvvigionamenti.
Caos negli aeroporti
Disagi anche per il trasporto aereo, dove allo sciopero del personale EasyJet si è aggiunto un problema tecnico alla rete di trasmissione dati che supporta i servizi di controllo del traffico aereo nazionale. Le anomalie, rilevate durante la notte da Enav, hanno inizialmente consentito la regolare gestione dei voli grazie all'attivazione dei sistemi di emergenza. Dalle 6 del mattino, tuttavia, il progressivo aumento del traffico e il persistere del guasto hanno reso necessaria una riduzione della capacità operativa, arrivata a circa il 50%.
Le conseguenze si sono fatte sentire in numerosi aeroporti italiani. A Orio al Serio sono stati segnalati 14 voli cancellati, sette in partenza e sette in arrivo, con ritardi superiori alle tre ore. A Napoli le cancellazioni sono state 17, mentre a Torino sono stati soppressi dieci collegamenti. Ritardi fino a tre o quattro ore anche a Lamezia Terme.
Enav ha escluso che le anomalie siano riconducibili ad attacchi informatici o sabotaggi. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha sollecitato un rapido intervento di Tim per risolvere i problemi alla rete, non escludendo la possibilità di chiedere un risarcimento dei danni qualora i disagi dovessero proseguire.
Ex Ilva
Sul fronte delle vertenze industriali, arriva intanto una novità da Taranto. I lavoratori dell'ex Ilva, riuniti in assemblea, hanno deciso di rimuovere i blocchi stradali che nei giorni scorsi avevano provocato pesanti ripercussioni sulla viabilità e sulle attività della raffineria Eni.
La decisione è arrivata dopo la convocazione di un incontro a Palazzo Chigi per il 27 ottobre e il confronto tra sindacati, Regione e amministrazioni locali. Lo sciopero dei lavoratori prosegue comunque fino alle 23 di venerdì, mentre la rimozione dei presidi dovrebbe contribuire ad alleggerire le difficoltà nei collegamenti e nei rifornimenti.
Resta dunque aperta una giornata di forte mobilitazione sociale, con proteste che coinvolgono settori diversi ma accomunati dalla richiesta di risposte su salari, costi, condizioni di lavoro e investimenti pubblici.



