Cronaca

In Valtrompia c’è un tesoro preistorico che merita di essere riscoperto

L’appello dello storico locale Ados Sedaboni: «L’antico insediamento risalente all’Età del bronzo rischia di essere fagocitato dalla vegetazione». Castel Vanil si trova tra Pezzaze e Bovegno
Alessia Tagliabue
I resti del castelliere, costruzione ellittica risalente all’Età del bronzo
I resti del castelliere, costruzione ellittica risalente all’Età del bronzo

Oggi per trovare il cartello «Castel Vanil - castelliere» i curiosi che arrivano sulla dorsale che sovrasta la Valle Cologne a 1.208 metri di altitudine, a cavallo del confine tra i territori di Pezzaze e Bovegno, devono districarsi tra rovi e fitti cespugli. Ma per chi è più attento, è ancora possibile riconoscere il perimetro dei muri a secco, alcuni segnati da incisioni, della costruzione ellittica risalente all’Età del bronzo.

Centro romano

«Di fatto, qualche secolo dopo il periodo in cui gli egizi costruivano le piramidi – ha spiegato Fiordeo Sedaboni, detto Ados –, qua veniva realizzato il castelliere». Da anni inserito nel tessuto amministrativo e culturale di Pezzaze, Sedaboni si è impegnato negli anni in varie ricerche ed indagini sulla storia dell’edificio. «Questo territorio, forse anche grazie ai suoi giacimenti di ferro, è stato sicuramente il più grande centro romano dell’alta valle: è qui che è sorto il castelliere». Ciò che rimane oggi è un terrapieno in parte franato, sostenuto da muri a secco e con in centro un tumulo di qualche metro: porzioni di muraglia sono state negli anni utilizzate per altre costruzioni, e all’intervento umano si è sommato quello del bosco.

I resti del castelliere a 1.208 metri di altitudine
I resti del castelliere a 1.208 metri di altitudine

Un terrapieno ellittico

«Possiamo però dedurre che la struttura fosse un terrapieno ellittico, con diametro massimo di 20 metri e minimo di 10, e che si trattasse di un castelliere, una costruzione tipica dell’Età del bronzo (1900-900 a.C.). Negli anni, poi, questa struttura è servita anche a scopo difensivo. A Pezzaze c’era una torre medievale: quando succedeva qualcosa venivano accesi dei fuochi, visibili da qua: chi era al castelliere avvertiva allora con lo stesso sistema la torre di Ludizzo, così la valle intera era all’erta».

Una storia antica

Su ciò che resta oggi del muro sono visibili anche alcune incisioni, «probabilmente traccia di un passato minerario, poiché qua si veniva a scavare i meduli». Alla storia si mescolano poi le leggende: in questi luoghi si diceva infatti che fosse nascosto il vitello d’oro. «Nella sala consiliare di Pezzaze c’è ancora un dipinto che raffigura un uomo che scava alla ricerca del vitello: tanti negli anni ci hanno provato, ma nessuno ha mai trovato nulla».

Una storia antica, profonda, per alcuni aspetti ancora da esplorare, ma che oggi rischia di venire inghiottita dalla vegetazione. «Il mio è un appello all’Amministrazione comunale e alla Comunità Montana – ha chiosato Ados Sedaboni – affinché la zona venga ripulita e resa di nuovo accessibile a curiosi e visitatori. Oltre al patrimonio storico, si tratta anche di una zona che si presta alle camminate e al turismo verde. Un’occasione da sfruttare, o per meglio dire valorizzare, rendendo onore alla storia della nostra terra».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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