Fermare i massi prima che raggiungano una ciclopedonale, ma anche impedire all’acqua di mangiarsi le sponde e governare quella che durante i temporali scende dalla montagna trascinando terra e detriti. Problemi diversi ai quali la Valtrompia proverà a rispondere con un piano da circa 350mila euro che interessa Lodrino, Lumezzane, Sarezzo e Concesio. La Comunità montana, capofila dell’operazione, ha messo a punto il progetto esecutivo per la prevenzione del dissesto idrogeologico, finanziato nell’ambito della Politica agricola comune (Pac) 2023-2027 dell’Unione europea.
Le opere
Dietro termini tecnici come «briglie», «scogliere» e «geostuoie» ci sono opere dalla funzione molto concreta. A Lodrino sono previsti per circa 32mila euro una briglia sul Lembrio - una sorta di piccolo sbarramento trasversale che rallenta la forza dell’acqua e trattiene parte del materiale trasportato - e una canaletta per raccogliere acqua e detriti provenienti da due scoli montani che durante i temporali più violenti possono riversarsi sulla strada fino a renderne necessaria la chiusura. A Lumezzane (poco più di 19mila euro) è previsto un intervento sulla vegetazione.

Particolare attenzione è riservata a Sarezzo (poco più di 100mila euro), dove si lavorerà sulle protezioni contro la caduta dei massi. Dopo i distacchi del 2023, le barriere hanno intercettato i blocchi più grandi, mentre materiale più piccolo è riuscito a superarle, raggiungendo la ciclopedonale del Mella. Il progetto punta quindi a riparare gli elementi danneggiati e rafforzare i punti vulnerabili, oltre agli interventi in località Gombiera e sulla vegetazione. Qui entrano in gioco anche tecniche di ingegneria naturalistica: biostuoie e geostuoie vengono fissate alle scarpate come una sorta di «coperta» che protegge il terreno da pioggia e dilavamento mentre la vegetazione mette radici e contribuisce a consolidarlo.
A Concesio (circa 94mila euro) si interverrà in tre punti: sarà sistemata una briglia e realizzate due scogliere, cioè difese composte da grossi massi sistemati lungo le sponde per impedire alla corrente di continuare a eroderle. Anche palizzate vive e terre armate, dove previste, hanno lo stesso obiettivo di fondo: sostenere e stabilizzare il terreno sfruttando tecniche che integrano opere e vegetazione.
Controlli periodici
Il lavoro non finirà con i cantieri: il piano di manutenzione stabilisce controlli periodici, da trimestrali ad annuali, e verifiche straordinarie dopo frane o eventi meteo intensi. Le barriere paramassi, ad esempio, dovranno essere ispezionate dopo ogni episodio che possa averle sollecitate, attraverso il controllo di reti, funi e ancoraggi.



