Con l’arrivo dell’estate, torna anche l’allerta per la Panace di Mantegazza, la pianta gigante di origine caucasica che da anni preoccupa la Valcamonica per la sua pericolosità e capacità di diffusione. L’Heracleum mantegazzianum, resa celebre anche dai Genesis nel brano del 1971 «The Return of the Giant Hogweed», non è solo una curiosità botanica, ma il contatto con la linfa può provocare gravi ustioni cutanee, soprattutto dopo l’esposizione al sole.
Per questo, anche quest’anno, è attiva una rete di sorveglianza e contenimento che coinvolge Comunità montana, Ats Montagna, Region,e consorzi forestali, Guardie ecologiche volontarie, tecnici ed esperti botanici, come il camuno Enzo Bona. Un lavoro capillare fatto di segnalazioni, sopralluoghi, rilevazioni sul territorio e interventi mirati di estirpazione, con l’obiettivo di limitare l’espansione della specie e proteggere cittadini, escursionisti e operatori.
La presenza della Panace è monitorata in particolare nelle aree umide, lungo corsi d’acqua, scarpate, margini stradali e terreni incolti, dove la pianta può trovare condizioni favorevoli alla crescita. In Valle il tema è seguito da anni con programmi di contenimento e attività informative rivolte alla popolazione, proprio perché la specie è invasiva e può colonizzare rapidamente nuove zone.
L’invito ai cittadini è di non toccare la pianta, non tentare rimozioni autonome e segnalare eventuali presenze agli enti competenti, indicando con precisione il luogo dell’avvistamento e, se possibile, allegando una fotografia scattata a distanza di sicurezza. In alta Valle è stato attivato anche l’indirizzo panace@altavalle.net per raccogliere le segnalazioni.
«La lotta alla Panace di Mantegazza – afferma l’amministratore camuno Mauro Testini –, è una vera operazione di prevenzione civile, silenziosa, continua, fatta di competenze scientifiche e volontariato».



