In «Polvere negli occhi» Agatha Christie fa assassinare Rex Fortescue con la tassina, sarà Miss Marple a capire che era nella marmellata, e non nel tè, e a spostare l’orario dell’avvelenamento. Anche l’assassina dell’episodio «Che fine ha fatto la signora Colombo?», nella fortunata serie americana «Il ritorno di Colombo», utilizza un vasetto di marmellata per veicolare il veleno e in «Batman & Robin» Poison Ivy utilizza tossine vegetali e baci avvelenati per uccidere o controllare le sue vittime. E potremmo andare avanti occupando diverse righe citando romanzi, film o serie tv. Le piante, infatti, nei secoli sono state utilizzate sia per guarire che per avvelenare perché, come dice il professor Andrea Mastinu, botanico e responsabile del laboratorio di botanica farmaceutica dell’Università di Brescia, è «la dose che fa della sostanza un veleno».
Perché andare avanti nella lettura se non siete appassionati di gialli? Semplicemente perché le piante velenose non sono così rare e, spesso, crescono rigogliose sotto il nostro sguardo compiaciuto per il bel giardino che abbiamo saputo creare. Ecco che, se amate fare giardinaggio – e soprattutto se avete bimbi e animali – è meglio sapere quali sono le essenze alle quali prestare attenzione per allestire un giardino.
Professore cominciamo proprio da qui, quali sono queste le piante tossiche vicine a noi?
Una delle più comuni è l’oleandro apprezzato per i fiori bianchi e rosa e la resistenza alle temperature rigide e a prolungati periodi di siccità. Questa pianta produce glicosidi cardioattivi che hanno un effetto tossico a livello cardiaco rallentando il battito. La parte più tossica è il secreto lattiginoso emesso dai rami e dalle foglie tagliati o spezzati.
Un’altra pianta molto velenosa, utilizzata spesso per creare siepi, è il tasso, una conifera con bacche rosse, dette arilli, che contengono il seme. Queste, che essendo rosse possono attirare bimbi e animali, sono ricche di alcaloidi diterpenici e la tassina ha una potente azione cardiotossica.

Anche il lauroceraso è una pianta molto utilizzata per le siepi e altamente tossica a causa della presenza di glicosidi cianogeni (sintomi sono nausea, vomito e, in alte dosi, avvelenamento grave e non va confuso con l'alloro comune ndr) e l’odore, appunto, può ricordare quello del cianuro.
Anche l’ortensia e il glicine possono contenere molecole tossiche: anche se in quantità inferiore rispetto ad altre piante possono comunque causare disturbi gastrointestinali. Poi ci sono le piante erbacee, come mughetto o la digitale, che contengono glicosidi cardioattivi che agiscono sul cuore, o il narciso e il ciclamino le cui concentrazioni pericolose variano molto in base alla varietà o alla cultivar, ma tutte producono saponine tossiche e alcaloidi che hanno effetti gastroenterici e neurologici.
Ci sono anche piante che possono nascere spontaneamente nei giardini o possiamo incontrare durante una passeggiata...
L’aconito è una di queste, è ricco di alcaloidi che possono portare ad aritmie cardiache (e alla morte per arresto respiratorio e cardiaco ndr); la belladonna e lo stramonio dai quali i farmacologi ricavavano l’atropina e la scopolamina. E ancora la cicuta, famosa per via di Socrate, e l’edera che contiene saponine irritanti, e il bosso. Infine citiamo l’agrifoglio e il vischio le cui bacche possono dare origine a disturbi gastrointestinali.

Piante tossiche non mancano nei nostri giardini... Come fare quindi?
Se una pianta, anche poco tossica, è facilmente accessibile per il cane, il gatto o il bimbo il rischio è comunque alto, quindi il primo consiglio è metterle a dimora in luoghi meno accessibili, non all’ingresso di casa, per esempio. Bisogna sempre considerare i rischi. Un’altra regola di base è lavarsi sempre bene le mani: è vero che queste piante sono tossiche se ingerite, ma ad alcune persone ipersensibili anche solo il contatto può dare problemi. Senza contare che i bambini potrebbero mettere in bocca le mani dopo averle toccate. Bisogna però dire che spesso questo tipo di sostanze ha un sapore amaro, piuttosto sgradevole, che dovrebbe scoraggiare i bimbi dall’ingerirle.
Elenchiamo anche alcune delle più sicure.
La fotinia, il viburno e il ligustro che sono ottime anche per creare siepi; poi le aromatiche come calendula, lavanda e la rosa.
Un tempo si consigliava anche di non mangiare troppo prezzemolo.
Questo perché sedano e prezzemolo presentano cumarine che sono tossiche toccandole. E infatti chi lavora in agricoltura può sviluppare dermatiti.
Devo aggiungere che ci sono erbe spontanee alle quali prestare attenzione. Non tutto ciò che è naturale fa bene: prima di tutto le erbe che si raccolgono non sono controllate e possono contenere elementi inquinanti, come i metalli pesanti. Nessuno, poi, controlla il terreno nel quale crescono. Infine bisogna sottolineare che tutte le specie alimentari sono state selezionate per essere commestibili, ma in certe specie selvatiche possono variare le concentrazioni: pensiamo all’ortica, quelle selvatiche contengono più ossalato di calcio rispetto alle selezionate, e se si soffre di calcoli questo può essere un problema.
Cosa consiglia, dunque?
Ciò che ci può aiutare è il buon senso: non si può nemmeno mangiare troppo rosmarino. Pensiamo che in antichità le spezie erano usate con parsimonia per insaporire, ecco, va ricercato quello spirito.



