Cronaca

Turismo, il sociologo: «Non ci si fermi alla sola promozione dei territori»

Valerio Corradi, docente all’Università Cattolica e membro dell’Osservatorio per il Turismo sul Lago di Garda: «Bisogna ragionare anche in termini di sostenibilità sociale e ambientale»
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

Turisti sul lungolago di Salò
Turisti sul lungolago di Salò

«Le politiche per il turismo non devono ridursi soltanto alla promozione del territorio per attirare i turisti, ma devono anche intrecciarsi con le politiche ambientali, territoriali e sociali». Il consolidamento del turismo in provincia di Brescia, con numeri rilevanti di presenze e arrivi soprattutto in alcune aree, fa sorgere anche il tema della «sostenibilità» di questo fenomeno per il territorio. Per Valerio Corradi, professore di Sociologia del turismo all’Università Cattolica e membro dell’Osservatorio per il Turismo sul Lago di Garda, la strada è quella di uno sguardo globale al tema, che tenga in considerazione tutte le ricadute – positive e negative – che il turismo può generare.

Professore, quale direzione dovrebbe prendere il turismo nel Bresciano per essere sostenibile?

Io credo che ormai sia superato un approccio a questo fenomeno meramente economico, in cui l’unico obiettivo sia la massimizzazione degli arrivi e delle presenze, l'aumento dei consumi o la generazione di ricchezza. Oggi dobbiamo ragionare anche in termini di sostenibilità sociale e ambientale: essere consapevoli che oltre alla ricchezza il turismo può generare esternalità negative come l’aumento del costo degli affitti e dei valori delle case, che creano disuguaglianze e difficoltà per i residenti. Invece il turismo buono, come a me piace chiamarlo, è quello che riesce a soddisfare i turisti e gli operatori, ma anche la popolazione locale: ed è questo il turismo che dobbiamo auspicare e incentivare.

In che modo?

Credo che sia importante valorizzare le differenze tra i territori ed evitare di propinare un modello di «monocultura» turistica. Il turismo va invece ritagliato sulle singole località, su quello che possono offrire in termini di risorse, patrimonio culturale e ambientale. Se pensiamo ai territori meno turistici della nostra provincia, il turismo può essere un’occasione per nuovi investimenti e per riscoprire una parte del patrimonio artistico. Il fatto di riscoprirlo in chiave turistica può infatti diventare anche una forma di aiuto per le comunità locali. Se si fa qualcosa che riesca a soddisfare contemporaneamente il bisogno dei residenti e quello dei turisti, allora sì che il turismo può diventare un fattore positivo di crescita.

Il professor Valerio Corradi
Il professor Valerio Corradi

Quando invece il turismo si trasforma in un fenomeno negativo?

Spesso il turismo cattivo è dovuto all’assenza di strategia, di condivisione e di partecipazione nella costruzione dei percorsi turistici. Quello di una strategia condivisa è un tema importatissimo: una strategia che non deve guardare al breve periodo, ma essere ampia e inclusiva. E soprattutto si deve basare sul confronto tra i diversi attori. A quel punto tutti si sentono coinvolti: residenti, operatori, associazioni - e magari anche gli stessi turisti. A monte si dovrebbe poi definire bene cos’è oggi il turismo, perché spesso i fenomeni del sovraffollamento sono determinati anche da escursionisti e visitatori che si muovono e arrivano in giornata, non venendo intercettati quindi dalle strutture alberghiere.

Lei è anche membro dell’Osservatorio per il turismo sul lago di Garda: avete notato qualche tendenza particolare negli ultimi anni?

Dalle ricerche è emerso come sia molto importante lavorare in termini di qualità oltre che di quantità: e per qualità intendo anche un’attenzione particolare alle competenze. Il turismo buono è quello che valorizza il lavoro e non lo sfrutta soltanto. E forse paradossalmente oggi la scarsità di risorse umane rende gli operatori più attenti a questo aspetto. Una seconda tendenza che si osserva è invece legata alla domanda turistica: sta crescendo il numero di turisti attenti alla questione ambientale. Da una nostra ricerca, con circa 400 interviste, era emerso come molti turisti legassero il parlare bene o male di una località e la possibilità stessa di tornare anche negli anni successivi all’impegno ambientale che quella località dimostrava di assumersi nel tempo. L’idea è questa: se mi dimostri che hai a cuore il tuo territorio e che lo tuteli, allora io – come turista – sono disposto a premiarti parlando bene di te. E sono disposto addirittura a pagare qualcosa di più se mi dimostri che c’è un impegno a favore dell’ambiente e che la mia vacanza va ad impattare poco.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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