La truffa corre online: falsi avvisi di pagamento di multe via mail

«Il furto non paga, la truffa sì…»: la celebre frase di Amintore Fanfani sembra aver varcato i confini dei luoghi comuni ed è giunta all’orecchio delle associazioni criminali che, da qualche tempo, operano anche sul territorio bresciano. Sono infatti in aumento le segnalazioni di tentativi di truffa attuati sul web tramite falsi solleciti di pagamento di multe.
Il caso
«Ho ricevuto in questi giorni la segnalazione via mail di una scadenza imminente per il pagamento di una multa di 198 euro», racconta Miriam Viviani, infermiera bresciana. «Sul momento mi ha colpito il fatto che l’indirizzo riportato nel sistema PagoPA fosse corretto, ma qualcosa non quadrava comunque. Ho allora segnalato la cosa prima alla Polizia Stradale e poi alla Polizia Postale, dove gli operatori mi hanno confermato che si trattava di un tentativo di truffa già noto nella nostra provincia».
La grafica delle comunicazioni è assolutamente conforme agli avvisi ufficiali che giungono dai pubblici enti, tuttavia un elemento inquietante colpisce chi le riceve: non arrivano tramite Pec, l’unico canale ufficiale per questo genere di notifiche. Alla fine Miriam ha sporto denuncia contro ignoti dopo aver segnalato la comunicazione intitolata «PagoPa – Posizione irregolare da sanare urgentemente».
I truffatori non si fermano qui: oltre a inviare email, sms o lettere postali ingannevoli, arrivano anche a lasciare falsi verbali di infrazione sui parabrezza delle auto parcheggiate. L’obiettivo è sempre lo stesso: indurre i cittadini a pagare somme non dovute.
I sistemi
I metodi utilizzati variano ma seguono spesso uno schema simile:
- Il falso verbale sul parabrezza: un foglio che imita in tutto e per tutto un avviso di violazione del codice della strada, spesso con loghi contraffatti del Comune o della Polizia Locale. Indica un’infrazione e riporta un Iban o un Qr code per effettuare il pagamento.
- Comunicazioni digitali (email o sms): messaggi che sembrano provenire da autorità ufficiali (Polizia Locale, Polizia Stradale, Agenzia delle Entrate) che segnalano multe non pagate, imponendo scadenze ravvicinate e contenenti link malevoli o richieste di pagamento tramite Iban o metodi non convenzionali.
- Lettere postali: missive cartacee che simulano notifiche ufficiali, con richieste di pagamento anomale, seppur meno diffuse.
I raggiri puntano sull’aspetto ufficiale e curato delle comunicazioni, che imitano perfettamente stampa, caratteri e stile burocratico. L’inganno si fonda anche sul senso di urgenza e paura, con minacce di conseguenze immediate come il fermo amministrativo del veicolo o sanzioni maggiorate, proponendo però riduzioni in caso di pagamento veloce. Viene sfruttata inoltre la distrazione della vittima, che spesso non verifica l’autenticità degli avvisi, limitandosi ad accettarli.
Come difendersi
Per difendersi è fondamentale verificare sempre l’ente emittente: una multa vera indica sempre il nome dell’ente (Comune, Polizia Stradale, Carabinieri, Guardia di Finanza) e l’ufficio competente. In caso di dubbi, è consigliabile cercare online i contatti ufficiali e chiedere conferma dell’esistenza del verbale. Bisogna poi controllare con attenzione targa, modello del veicolo, luogo, data e ora dell’infrazione: i falsi sono spesso generici o presentano alcuni errori.
Anche i sistemi di pagamento rappresentano un indicatore importante: le multe autentiche si pagano di norma tramite bollettino postale premarcato, PagoPA o presso ricevitorie autorizzate o sportelli bancari indicati chiaramente nel verbale ufficiale. I Qr code devono essere verificati attentamente: quelli autentici rimandano a piattaforme di pagamento istituzionali. Prima di inserire dati, è bene controllare l’indirizzo web a cui il codice rimanda.
Altro aspetto da considerare è il canale di notifica: un avviso lasciato sul parabrezza non è una notifica ufficiale. La multa viene notificata successivamente tramite raccomandata Pec all’indirizzo del proprietario del veicolo. Email o sms non certificati, errori di battitura, traduzioni scorrette o loghi sfocati sono segnali di un atto falso.
I consigli
La regola d’oro è non farsi prendere dal panico o dalla fretta. È necessario prendersi il tempo per tutte le verifiche e mai pagare sulla base del solo avviso trovato sull’auto o ricevuto via email o sms non certificati. In caso di dubbio, è fondamentale segnalare il tentativo di truffa alla Polizia Postale o alla Polizia Locale. Se si sono forniti dati bancari o effettuato un pagamento, bisogna contattare immediatamente la propria banca per bloccare eventuali transazioni e disconoscere l’operazione. In un momento in cui la tecnologia facilita le frodi, la prudenza e l’informazione restano le migliori armi per difendersi dai criminali senza scrupoli.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
