Truffe agli anziani: a Brescia 140 casi in un anno, ecco come agiscono

Dal 1° gennaio 2025 a febbraio 2026, nella nostra provincia, si contano 140 casi perseguiti, con 25 persone denunciate a piede libero e 5-6 arresti. Numeri che fotografano un fenomeno tutt’altro che marginale e che, anzi, continua a colpire con modalità sempre più strutturate. Da qui è partita la nuova puntata di Messi a fuoco, dedicata alle truffe agli anziani, un reato che non è solo contro il patrimonio, ma che incide profondamente sulla sfera emotiva e sulla fiducia delle vittime.
Come avvengono
A parlarne è il comandante della Compagnia dei carabinieri di Verolanuova, il maggiore Robert Irlandese, che descrive un sistema organizzato: telefonisti che operano da altre regioni, basisti che si muovono sul territorio, professionisti della manipolazione che studiano le vittime e non agiscono mai a caso.
Le tecniche sono ormai consolidate: il finto carabiniere, il finto avvocato, il presunto incidente del figlio o del nipote. A volte compare sul display perfino il numero apparentemente riconducibile a un comando dell’Arma: è la tecnica dello spoofing, un ulteriore elemento di inganno.
Prevenire
Il bottino può essere consistente: contanti e gioielli custoditi in casa, somme che arrivano anche a decine di migliaia di euro. Per «fermare i ladri di sogni», però, non c’è solo la repressione, ma anche la prevenzione. Incontri negli oratori, nelle sale consiliari (come quello andato in scena in contemporanea alla trasmissione a Lumezzane “Altolà alla truffa”), nei centri anziani.
E un coinvolgimento crescente dei giovani, considerati una risorsa decisiva: «Figli e nipoti possono aiutare a riconoscere i segnali di pericolo e diffondere buone pratiche digitali».
Cosa succede nella testa di una persona anziana
Ma cosa accade nella mente di una persona anziana quando riceve quella telefonata? La psicologa e psicoterapeuta Sara Ugazio, referente del servizio di psicologia e neuropsicologia di Fondazione Teresa Camplani - Domus Salutis, spiega che la leva principale è l’urgenza. «La pressione emotiva mette in difficoltà la corteccia prefrontale, l’area deputata alla razionalità e alla programmazione – afferma – Sotto stress, soprattutto in età avanzata, il cervello fatica a elaborare le informazioni con lucidità: l’anziano avrebbe bisogno di tempo per ragionare, ma il truffatore non glielo concede».
A questo si aggiunge il principio di autorevolezza: la fiducia riposta in figure come carabinieri, medici o professionisti diventa l’innesco decisivo della truffa.
Le indagini
Individuare i responsabili, però, non è semplice. «Le indagini partono quasi sempre dalla segnalazione tempestiva della vittima – spiega il maggiore Irlandese –. È il fattore tempo a fare la differenza: una chiamata immediata al 112 consente di attivare pattuglie sul territorio, incrociare descrizioni, veicoli sospetti, movimenti anomali. Spesso i cosiddetti “basisti” — coloro che si presentano fisicamente alla porta — vengono intercettati proprio nelle ore immediatamente successive al tentativo di truffa».
Il sistema, spiega il comandante, è organizzato: telefonisti che operano da altre zone, registi che coordinano, esecutori che si muovono rapidamente da una provincia all’altra. Ed è proprio questa mobilità a rendere decisiva la rapidità della denuncia. Il messaggio che arriva dalla Compagnia dei carabinieri di Verolanuova è chiaro: non vergognarsi, non aspettare, non rimandare. Anche un semplice sospetto merita una telefonata.
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