La splendida e calda giornata di sole ha notevolmente infoltito i ranghi di quanti sono saliti sino ai 1950 metri del Monumento al Redentore in occasione della ventiquattresima edizione della «Alpinata in Gölem», il pellegrinaggio annuale dei 161 Gruppi che fanno capo alla Sezione Ana di Brescia sulla montagna di casa. Così, alle oltre trecento penne nere giunte in vetta provenienti da varie direzioni (da Pezzoro, da Caregno e da Croce di Marone) si sono uniti almeno altrettanti famigliari ed amici, compresa una dozzina dei ragazzi e delle ragazze tra i 16 e i 24 anni che hanno da poco concluso il Campo scuola nazionale dell’Ana, che si è svolto alla Casa di Irma.
La partecipazione
Un’edizione alla quale hanno preso parte, oltre ai rappresentati delle Comunità montane sebina e valtrumplina anche quelli delle Amministrazioni dei paesi i cui Gruppi hanno organizzato l’evento (Iseo, Marone, Montisola, Pilzone, Sale Marasino, Sulzano, Vello e Zone). Presenti anche il consigliere nazionale Ana di riferimento per le tre Sezioni bresciane, Luigi Lecchi e il direttore de “L’Alpino” (nonché vice presidente dalla AA27, la Srl Ana gestore dell’Adunata nazionale che si terrà a Brescia il prossimo maggio), Massimo Cortesi. La Sezione di Brescia era rappresentata invece da due vice presidenti, Gianfranco Tavolazzi e Daniele Nicolini.
Il futuro prossimo
Proprio Nicolini (a cui sulla stessa linea ha fatto poi eco lo stesso Lecchi) ha ricordato, nel suo intervento dopo l’alzabandiera e la resa degli onori ai Caduti, l’importanza dell’ormai prossimo appuntamento con l’Adunata, «che terrà fissi sulla nostra città gli occhi dell’universo alpino e non solo. È un evento gigantesco – ha detto – che richiede impegno corale, al di là dei già affollati calendari alpini di ogni anno: l’organizzazione dell’Adunata infatti non è in carico a questa o quella commissione, è in carico a tutti noi e ciascuno di noi, per il proprio ambito di competenza, è chiamato ad impegnarsi».
Proprio alla capacità di impegnarsi e al sapersi prendere cura degli altri si è richiamato nell’omelia don Luigi Guerini, parroco di Zone e figlio di un alpino reduce di Russia che ha celebrato la messa al Redentore: «Mi interessa – ha sottolineato – deve essere per noi un imperativo: gli alpini sono un esempio costante di tale capacità e per questo sono veri costruttori di pace in una società che sembra aver perso la sua umanità».


