«Tentata rapina a Brescia, mio figlio terrorizzato a 15 anni»

La testimonianza di una madre: «Stava tornando da scuola, l’hanno minacciato in tre. Lui è fuggito e si è rintanato in un’attività commerciale»
L'episodio è avvenuto all'uscita della metropolitana di Mompiano - © www.giornaledibrescia.it
L'episodio è avvenuto all'uscita della metropolitana di Mompiano - © www.giornaledibrescia.it
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A finire nero su bianco nelle querele sono quasi sempre i colpi riusciti. Un furto, un pestaggio o una rapina. Ma ce ne sono tanti altri, come essere rincorsi in pieno giorno da un gruppo di ragazzi poco più grandi che vogliono rapinarti, che, per ragioni diverse, vengono «lasciati correre» anche se la ferita resta nel profondo. Ed è lì che cresce la paura, l’angoscia. In modo particolare se a viverle è un ragazzino di 15 anni che stava tornando a casa da scuola. Un’esperienza che, inevitabilmente, tocca anche la famiglia, come mamma Giorgia (nome di fantasia) che ha voluto raccontare quanto successo a suo figlio qualche giorno fa in città «perché sono sicura che non sia l’unico caso».

Suo figlio stava tornando da scuola, cosa è successo?

«Quel giorno si era fermato a scuola un po’ di più e, a differenza delle altre volte, stava tornando da solo. Era appena uscito dalla fermata della metropolitana a Mompiano, quando è stato avvicinato da un gruppo di ragazzi: ci ha detto che erano in tre e che avranno avuto qualche anno in più di lui, forse maggiorenni. In mano avevano una bottiglia di vetro e gli hanno chiesto di tirare fuori cellulare e portafoglio. Lui non si è fermato, si è messo a correre fino a quando è entrato in un’attività commerciale della zona per cercare rifugio».

E poi cosa ha fatto?

«Quando ha visto che quei ragazzi se ne erano andati ci ha chiamato subito al telefono. Piangeva, era spaventato. Ci ha detto quello era successo, dove si trovava e di andare a prenderlo».

Cosa ha provato quando ha sentito suo figlio in quelle condizioni?

«Ero spaventata, agitata. Per questo è andato mio marito, gestisce meglio certe situazioni».

Quando è tornato a casa come lo ha trovato?

«Fisicamente stava bene, perché fortunatamente non lo hanno aggredito, non lo hanno picchiato. Ma, al di là dell’episodio in sé – anche nel caso gli avessero rubato telefono e soldi – è un altro l’aspetto che più mi angoscia».

E quale?

«Il senso di paura, di terrore nel ritornare a fare le cose di tutti i giorni. Ad esempio, dopo questa esperienza, mi ha detto che non voleva mettere le scarpe nuove perché aveva paura che gliele rubassero. Siamo arrivati a questo. E ora anche i suoi amici sono spaventati. Vorrei precisare che ho tre figli e i primi due vanno a scuola sempre da soli, con la metro o i mezzi. Non pensavamo che una cosa del genere potesse capitare in pieno giorno, erano le 14.30. Non le 22».

Suo figlio come sta reagendo a distanza di giorni?

«Io e mio marito gli abbiamo chiesto se preferisse essere accompagnato a scuola. Ma ha scelto di andare con i suoi amici e questo per me è importante, perché in qualche modo sta reagendo».

Voi non avete sporto querela, come mai?

«Perché cosa dico? Che mio figlio è terrorizzato? Non gli hanno rubato nulla, non gli hanno fatto male. Non sa chi siano quei ragazzi. Credo che il tema sicurezza debba essere affrontato in un altro modo, perché non esistono solo furti e rapine. Ma anche il senso di paura, quello resta». ​​​​​​

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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